La Sagra de Sa Panada Asseminesa 2025 si prepara a essere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, non solo per i cittadini ma anche per i visitatori che sceglieranno Assemini come meta di gusto e tradizione. Abbiamo incontrato Francesco Murtas, Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Assemini, per approfondire i temi legati all’organizzazione, alle opportunità economiche e culturali e alle prospettive future di questa manifestazione.
L’organizzazione della Sagra coinvolge tanti forni, artigiani e produttori locali. Qual è stato il ruolo dell’assessorato nel coordinare e valorizzare queste realtà?
Murtas:
«Partiamo da un presupposto: l’organizzazione della Sagra vuole rappresentare un vero leit motiv dell’Amministrazione. Abbiamo un patrimonio gastronomico, artigianale, culturale, folkloristico e architettonico con radici storiche profonde che necessita di essere coordinato e valorizzato.
Per questo, il Sindaco insieme agli assessorati allo sviluppo economico e al turismo ha cercato di coinvolgere tutte le realtà locali, da quelle produttive a quelle associative. Non è stato semplice mettere insieme mondi diversi, a volte non omogenei, ma grazie al confronto – anche acceso – siamo riusciti a fare sintesi.
La Sagra è stata anche l’occasione per rinsaldare il dialogo con le associazioni folkloristiche, alle quali quest’anno abbiamo assegnato un ruolo attivo già in fase organizzativa. Del resto, Assemini è Città del Folklore, ed era giusto che questo aspetto trovasse spazio e forza nella nostra festa.»
Oltre alla Panada, Assemini vanta un patrimonio produttivo importante, dall’artigianato alla ceramica. Quanto conta per voi che la Sagra diventi anche una vetrina per tutto il tessuto economico locale?
Murtas:
«La ceramica asseminese è una delle eccellenze italiane riconosciute, ma non è l’unica: sughero, legno, pietra, coltelli, gioielli e accessori artigianali raccontano la ricchezza culturale e creativa della nostra comunità. Ogni pezzo realizzato dagli artigiani è il frutto di tecniche tramandate di generazione in generazione e porta con sé un legame indissolubile con il territorio.
La Sagra non è solo un’occasione gastronomica: è una vetrina per la città e un momento in cui promuovere anche le tradizioni culturali e produttive che ci caratterizzano. È un progetto voluto dal sindaco e dall’amministrazione, ma reso possibile dal lavoro dei produttori, delle associazioni e persino dei residenti del centro storico, che aprono le loro case campidanesi per far rivivere atmosfere e mestieri del passato.»
Quali opportunità di crescita economica e turistica può generare un evento come questo per le attività produttive del territorio?
Murtas:
«Un evento come la Sagra deve essere visto come parte di una strategia più ampia per rendere Assemini appetibile e attrattiva per i visitatori. Il turista che arriva qui vuole scoprire le nostre peculiarità, la nostra storia, la nostra cucina: non ha senso offrirgli ciò che può trovare altrove.
La Sagra deve quindi essere la porta d’ingresso a un patrimonio che esiste tutto l’anno. Il ritorno in termini di immagine ed economia è evidente: l’anno scorso i numeri sono stati molto soddisfacenti, con riscontri concreti per le attività produttive. Questo ci dimostra che chi visita Assemini è realmente interessato al nostro prodotto autentico.»

La collaborazione tra pubblico e privato è spesso decisiva. Ci può raccontare qualche esempio concreto di sinergia nata attorno alla Sagra?
Murtas:
«La Sagra nasce e cresce proprio grazie alla collaborazione tra amministratori, mondo produttivo, associazioni ed esperti di cultura e tradizioni. Suonatori di launeddas, gruppi folkloristici, artigiani e musicisti: tutti contribuiscono a dare vita a un evento che non è solo bello da vivere, ma anche utile alla crescita del territorio.
Un esempio significativo riguarda il centro storico: le case campidanesi, con i loro loggiati (“lolle”), vengono aperte per l’occasione. Qui trovano spazio esposizioni, dimostrazioni artigianali e racconti degli antichi mestieri. È un gesto di generosità e di amore per il territorio che trasforma la Sagra in un vero viaggio nella memoria, capace di coniugare passato e futuro.»
Concludendo, qual è il messaggio che desidera lanciare ai cittadini e ai visitatori?
Murtas:
«Vorrei che la Sagra de Sa Panada non fosse percepita solo come una festa gastronomica, ma come un’occasione per riscoprire l’anima di Assemini. È un invito a sentirsi parte di una comunità che sa custodire e al tempo stesso valorizzare le proprie tradizioni, aprendosi al mondo con orgoglio e autenticità.
A chi verrà a trovarci dico: non portate via solo un ricordo del gusto, ma anche la consapevolezza di aver conosciuto un pezzo autentico di Sardegna.»

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