Le menti più brillanti spesso vivono ai confini della lucidità. Nuove ricerche collegano il talento creativo e l’alto rendimento scolastico ai disturbi bipolari.
La mania non è solo una condizione clinica, ma un misterioso stato mentale che può colpire chiunque. Può essere indotta da droghe, da stress o — più sottilmente — dalle dinamiche di un cervello che non smette mai di pensare. Chi vive costantemente immerso nel proprio mondo mentale tende a usare il cervello come unica bussola per affrontare problemi, emozioni ed esperienze. È proprio questa dipendenza dall’attività mentale che, secondo molti studiosi, espone le persone intelligenti a un rischio maggiore di squilibrio.
Le ricerche più recenti mostrano una relazione chiara tra alte capacità cognitive e disturbi dell’umore. Gli individui più riflessivi, creativi e brillanti — quelli che eccellono nei test o hanno ottenuto voti eccellenti — sono statisticamente più esposti al disturbo bipolare, quella condizione in cui depressione e mania si alternano come due facce della stessa medaglia.
Uno studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry ha coinvolto oltre settecentomila adulti, rivelando che gli ex studenti modello avevano quattro volte più probabilità di ricevere una diagnosi di bipolarismo rispetto ai compagni con risultati medi. Altri studi collegano persino il talento matematico a un rischio dodici volte superiore.
La linea che separa genialità e vulnerabilità psicologica appare dunque sottile. Forse perché il pensiero incessante — quella mente che non trova mai pace — è allo stesso tempo il motore della creatività e la fonte di una certa fragilità.
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