Pensare di aver concluso una parte importante della propria vita deve regalare una strana forma di sollievo. Non significa dimenticare ciò che è stato, ma poter finalmente guardare indietro senza sentirsi obbligati a intervenire ancora, lasciando che responsabilità, decisioni e battaglie appartengano a qualcun altro. Romano, il protagonista di Fino al giorno prima di Giovanni Barletta, pubblicato da SBS Edizioni, vorrebbe esattamente questo: essere finalmente un uomo che può permettersi di restare fuori. Il problema è che la vita non sempre riconosce il momento nel quale decidiamo di considerarci congedati.
Romano si è ritirato a Rodi dopo aver trascorso anni dentro un mondo nel quale le parole potevano avvicinare posizioni apparentemente inconciliabili oppure far precipitare equilibri già fragili. Ha conosciuto la diplomazia nella sua parte meno spettacolare e più scomoda, quella fatta di pazienza, compromessi, responsabilità e rapporti costruiti sapendo che una fiducia conquistata lentamente può andare perduta in un istante. Adesso è anziano, sente il tempo anche nel proprio corpo e desidera soprattutto silenzio, ma l’assassinio di Abraham, amico legato profondamente alla sua storia e all’idea stessa che il dialogo sia ancora possibile, rompe quella pace e riapre porte che Romano avrebbe preferito lasciare chiuse.
È da questo punto che il romanzo comincia davvero a stringere il lettore, non soltanto attraverso la tensione di una vicenda che attraversa Medio Oriente, Europa e Stati Uniti, ma mettendo un uomo davanti a qualcosa di molto più intimo: la scoperta che il passato non diventa innocuo semplicemente perché sono trascorsi molti anni. Alcune scelte continuano a produrre conseguenze, alcune persone restano dentro di noi anche quando non fanno più parte della nostra quotidianità e certe responsabilità possono cambiare forma senza scomparire completamente.
Giovanni Barletta sceglie un protagonista che non ha bisogno di essere ringiovanito artificialmente per risultare interessante. Romano è stanco, porta addosso gli anni e non attraversa questa nuova crisi con l’energia intatta dell’eroe al quale basta tornare in azione per essere nuovamente quello di un tempo. Proprio per questo acquista spessore, perché la sua esperienza non cancella la fragilità e la fragilità non rende inutile l’esperienza. Arriva un’età nella quale essere ancora capaci di incidere sulle cose può sorprendere perfino chi quella capacità la possiede, soprattutto quando il mondo intorno tende a confondere troppo facilmente il passare degli anni con il non avere più nulla da offrire.
La dimensione internazionale di Fino al giorno prima accompagna questa storia senza trasformarla in un semplice contenitore per inseguimenti, complotti e giochi di potere. Israele, Palestina, Libano, Stati Uniti, Grecia e Italia sono attraversati da interessi diversi, tensioni irrisolte e memorie politiche che continuano a pesare sul presente, ma dietro ogni equilibrio diplomatico Barletta lascia intravedere l’elemento più difficile da controllare: l’essere umano. Una decisione politica può essere analizzata attraverso strategie e conseguenze, mentre una persona porta dentro quella stessa decisione anche amicizie, paure, lutti, convinzioni e contraddizioni che nessuna teoria riesce a ordinare completamente.
Per questo il romanzo riesce a parlare di geopolitica senza chiedere al lettore di dimenticare le persone. Il dialogo non viene presentato come una parola rassicurante da utilizzare quando tutto il resto ha fallito, ma come un esercizio faticoso che pretende di ascoltare anche quando sarebbe più semplice interrompere ogni rapporto. La mediazione può essere imperfetta, frustrante e perfino dolorosa, ma resta una delle poche possibilità disponibili quando dall’altra parte non esiste qualcuno destinato a sparire soltanto perché abbiamo smesso di parlargli.
Anche i rapporti familiari di Romano appartengono a questo stesso terreno accidentato. L’uomo capace di misurarsi con questioni internazionali non possiede automaticamente la stessa sicurezza quando deve affrontare le proprie ferite private, e forse proprio questa distanza impedisce al personaggio di diventare una figura costruita soltanto per sostenere la trama. Si può conoscere perfettamente il linguaggio della diplomazia e continuare a sbagliare le parole con le persone che si amano; si può avere trascorso una vita cercando compromessi fra mondi lontanissimi e ritrovarsi disarmati davanti a un figlio, a un ricordo o a una colpa rimasta troppo a lungo senza risposta.
Fino al giorno prima, uscito nel marzo 2026 nella collana Raccontando di SBS Edizioni, arriva così al Festival dei Libri di Brisighella portando con sé molto più della componente geopolitica con la quale potrebbe essere immediatamente identificato. È il racconto di un uomo che vorrebbe finalmente appartenere soltanto a se stesso e scopre invece quanto sia difficile separare ciò che siamo stati da ciò che possiamo ancora essere. Il titolo acquista senso proprio dentro questa precarietà: fino al giorno prima possiamo essere certi che qualcosa sia finito, poi basta un avvenimento perché quella certezza perda improvvisamente consistenza.
Il rapporto tra passato e presente rende particolarmente interessante anche l’incontro diretto con i lettori, perché la partecipazione di Giovanni Barletta al Festival non sarà soltanto l’occasione per raccontare una trama. L’edizione 2026 della manifestazione, in programma sabato 12 e domenica 13 settembre all’Istituto Emiliani di Fognano di Brisighella, nasce proprio intorno a un contatto più ravvicinato tra chi scrive e chi legge, mentre SBS Edizioni sarà presente ufficialmente tra le case editrici espositrici.
Che cosa significa prendere parte al Festival dei Libri di Brisighella?
“Il Festival del Libro di Brisighella non è una delle tante fiere che ci sono in Italia. È una realtà solida nonostante sia così giovane, che attira un pubblico numeroso e competente. Poi, quest’anno, gli organizzatori, con la bravissima Anna Borsarelli in testa, sfidano noi autori a metterci in gioco, con eventi come lo Speed Reading, il Books Pitch o lo Speed Date Libroso. Ci chiedono non di presentare i nostri libri, ma di rappresentarli in una interazione stretta con i lettori. E questo è molto bello e mi riempie di aspettative.”
Nelle parole dell’ autore la parte più bella non è forse nemmeno l’attesa dell’evento, ma quel verbo, “rappresentarli”, che cambia completamente il rapporto fra autore e pubblico. Un libro può essere raccontato spiegandone trama, personaggi e intenzioni, mentre rappresentarlo significa portarne fuori qualcosa di più personale, accettando che la conversazione con un lettore possa prendere una direzione inattesa e che una domanda formulata in pochi secondi riesca magari ad arrivare in un punto che una presentazione preparata in anticipo non avrebbe mai raggiunto.
Per un romanzo come Fino al giorno prima questo confronto può diventare particolarmente fertile, perché dietro la storia internazionale resta aperta una questione che non appartiene soltanto a diplomatici, governi o uomini abituati a muoversi vicino al potere. Riguarda il momento nel quale la vita ci chiede nuovamente qualcosa quando pensavamo di avere ormai concluso il nostro compito, costringendoci a capire quanto del nostro passato sia realmente passato e quanto, invece, continui silenziosamente a costruire le scelte che facciamo oggi.
Giovanni Barletta porterà questa domanda a Brisighella insieme a un protagonista che avrebbe preferito non doverla più affrontare. Romano voleva il silenzio, ma la storia gli rimette davanti persone, responsabilità e conseguenze che non possono essere archiviate; al lettore resta il privilegio, e forse anche il disagio, di chiedersi che cosa avrebbe fatto al suo posto.
Troverete SBS Edizioni al proprio stand all’interno dell’Istituto Emiliani, in via Giuseppe Maria Emiliani 54, a Fognano di Brisighella (RA).
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