Non tutte le fiabe nascono per intrattenere. Alcune nascono per accompagnare, per aprire varchi silenziosi nella comprensione dell’altro, per educare senza mai assumere il tono della lezione. Bachis e Boboredda appartiene a questa seconda, più rara categoria. La sua presentazione a Terni diventa così qualcosa di più di un appuntamento letterario: si trasforma in un’esperienza culturale che parla di inclusione, disabilità, amicizia e responsabilità collettiva.
L’incontro, ospitato presso la Biblioteca Comunale di Terni, nasce con un obiettivo chiaro: avvicinare piccoli e grandi lettori al mondo della disabilità attraverso il linguaggio universale della narrazione. Non spiegazioni tecniche, non definizioni astratte, ma una storia capace di farsi spazio lentamente, lasciando emergere il significato dell’inclusione attraverso gesti, relazioni, emozioni.
Nella fiaba di Paola Torcolini il concetto di inclusione non viene mai dichiarato apertamente. È disseminato in piccole sfumature narrative che guidano il lettore verso temi fondamentali come l’amicizia, la solidarietà, l’accoglienza. Emozioni semplici, quasi elementari, eppure decisive per costruire una convivenza armoniosa con ciò che ci circonda. È proprio questa semplicità a rendere il racconto potente: nulla è forzato, nulla è retorico.
I due personaggi principali diventano strumenti di comprensione profonda dell’empatia. Comprendere l’altro nella sua diversità non come limite, ma come possibilità. Apprendere che dal “diverso” non si deve prendere le distanze, bensì imparare. Che nella diversità esistono competenze, visioni, capacità straordinarie che arricchiscono chi ha il coraggio di mettersi in ascolto.
Boboredda incarna questa forza silenziosa. Non si ferma davanti al proprio sogno, lo insegue con determinazione, senza lasciarsi condizionare dal giudizio legato al suo aspetto fisico o alla sua lingua. In un tempo in cui le nuove generazioni mostrano spesso fragilità profonde, Boboredda diventa un modello possibile: non perché priva di difficoltà, ma perché capace di attraversarle senza rinunciare alla propria identità.
Accanto a lei c’è Bachis, che nella fiaba rappresenta la vera amicizia. Non un eroe, non un salvatore, ma una presenza costante e discreta. Bachis supporta, protegge, cammina accanto. È l’amico che non sostituisce, ma sostiene. Come un angelo laico, resta vicino a Boboredda in una delle missioni più difficili che una comunità possa affrontare: aiutare il prossimo senza annullarlo, senza parlare al suo posto, senza trasformare l’aiuto in dominio.
È lo stesso messaggio che l’autrice desidera trasmettere al pubblico attraverso la lettura inclusiva: l’inclusione non è un gesto straordinario, ma una pratica quotidiana. È attenzione, rispetto, ascolto. È costruire contesti in cui nessuno debba sentirsi fuori posto.
Non è un caso che Bachis e Boboredda sia un libro pensato per essere accessibile. Realizzato e adattato per superare barriere visive e pregiudizi culturali, il testo dimostra come l’accessibilità non sia un’aggiunta tecnica, ma una scelta culturale che migliora l’esperienza di tutti. Quando un libro è accessibile, non perde valore: lo moltiplica.
La presentazione di Terni si inserisce pienamente in questa visione grazie al contributo di IERFOP, da anni impegnato nella promozione di una cultura dell’inclusione che unisce ricerca, formazione e partecipazione sociale. La presenza del Presidente Roberto Pili sottolinea il ruolo della cultura come strumento di benessere biopsicosociale e di costruzione di comunità più consapevoli.
Accanto a lui, l’intervento di Bachisio Zolo, Presidente dell’UICI della Sardegna, rafforza il legame tra letteratura, diritti e accessibilità culturale, mostrando come il lavoro in rete tra enti, associazioni e istituzioni sia oggi indispensabile per trasformare i valori dell’inclusione in pratiche reali.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla semplificazione, Bachis e Boboredda sceglie un’altra strada. Non alza la voce, non offre soluzioni facili. Racconta una storia e si fida dell’intelligenza emotiva del lettore. Ed è forse proprio per questo che funziona.
Perché alcune fiabe non servono a far addormentare. Servono a restare svegli.
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