Competenze in Italia: il Rapporto Ocse Piaac Rivela un Allarme Educativo

Italia e competenze di base: un ritratto preoccupante

Ancora una volta, i dati ci mettono di fronte a una realtà difficile da ignorare: sia che si tratti dei test Invalsi o delle rilevazioni Ocse-Pisa, le competenze di base degli italiani risultano ben al di sotto della media internazionale. Ogni nuovo rapporto sembra scatenare qualche giorno di polemiche e riflessioni, seguiti da un silenzio che lascia tutto invariato. Questa volta, sarà diverso?

La notizia che emerge dall’ultima rilevazione del Programme for the International Assessment of Adult Competencies (Piaac) non lascia spazio a dubbi: un adulto italiano su tre, indipendentemente dall’età compresa tra i 16 e i 65 anni, ha competenze linguistiche e matematiche carenti, spesso insufficienti. Parliamo di persone che riescono a comprendere solo testi semplici o a compiere operazioni basilari. Di fronte a una proporzione o a un problema complesso, molte di queste persone si trovano in seria difficoltà. E non si tratta solo di una questione di numeri: quasi la metà degli italiani non è in grado di risolvere problemi che richiedano ragionamenti articolati.

Come ci posizioniamo rispetto agli altri Paesi?
Sebbene alcuni stati, come il Portogallo, presentino dati peggiori, gran parte del mondo occidentale ci supera nettamente. Paesi come la Spagna, la Francia e persino gli Stati Uniti ottengono risultati migliori, mentre Germania e Nord Europa distaccano l’Italia in modo impressionante. E non è solo una questione di laureati: anche i diplomati italiani mostrano competenze inferiori rispetto ai coetanei di altri Paesi europei.

Il problema dell’apprendimento continuo
In Italia, le competenze acquisite a scuola sembrano invecchiare rapidamente, e i percorsi di formazione continua – il cosiddetto lifelong learning – sono ancora una chimera. Questo ha un impatto diretto sulle opportunità lavorative: chi ha competenze adeguate ha il 92% di probabilità di essere occupato, contro il 60% di chi è in difficoltà. Inoltre, chi possiede competenze avanzate guadagna mediamente 12 euro in più all’ora rispetto a chi è poco preparato.

I numeri della rilevazione Piaac
L’indagine, condotta nel 2022-23 su un campione di oltre 4.800 adulti italiani, evidenzia un peggioramento rispetto alla precedente edizione. Il 35% degli italiani non raggiunge un livello sufficiente in literacy, ossia nella capacità di comprendere testi, e un altro 35% fatica con la numeracy, ovvero con il calcolo matematico. Solo il 6% si distingue per competenze matematiche elevate, contro una media Ocse del 14%.

Il quadro è ancor più desolante per il problem solving, dove quasi la metà della popolazione (46%) si trova al livello più basso, molto al di sotto della media Ocse. Questo significa che un numero significativo di italiani non è in grado di gestire problemi complessi o situazioni che richiedono il monitoraggio di più variabili.

Esclusione economica e sociale
Il dato più allarmante è che un italiano su quattro (26%) non raggiunge la sufficienza in nessuna delle tre competenze fondamentali. Questo li pone in una situazione di alto rischio di esclusione economica e sociale. Inoltre, il declino delle competenze inizia già dopo i 24 anni, a differenza di quanto accade in altri Paesi, dove i giovani tra i 25 e i 34 anni sono i più qualificati.

Immigrati e integrazione
Il raddoppio degli stranieri rispetto alla rilevazione precedente non ha avuto un impatto significativo sui risultati complessivi. Gli immigrati di prima generazione registrano punteggi inferiori di 30 punti rispetto agli italiani, ma il divario si riduce se confrontati con italiani dello stesso livello socioeconomico.

Cosa fare?
Questo quadro impone una riflessione urgente. Investire nell’istruzione, promuovere la formazione continua e valorizzare le competenze acquisite sono passi fondamentali per colmare il divario con gli altri Paesi e garantire un futuro più inclusivo e competitivo per la nostra società.


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