Parliamo per orientarci nel mondo. Ogni parola dovrebbe indicare una direzione: verso un’idea, una scelta, una responsabilità. Ma quando il linguaggio perde precisione, diventa una bussola rotta. Segna tutto e il contrario di tutto. Così camminiamo molto, ma non arriviamo da nessuna parte.
La confusione non nasce solo dall’ignoranza, ma dalla pigrizia. Ripetiamo parole che non controlliamo più: “valori”, “cambiamento”, “emergenza”, “merito”. Le usiamo come se bastassero da sole a spiegare il mondo. In realtà lo coprono. E più le parole diventano vaghe, più diventiamo manipolabili: chi urla più forte decide dove punta l’ago della bussola.
Recuperare la direzione significa tornare a chiedersi cosa vogliamo dire davvero. Non cosa suona bene, ma cosa è vero. La chiarezza non è un lusso: è l’unico modo per non perdersi.
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