Brucamilla: la fiaba tattile che unisce cuori, dita e visioni d’inclusione

Un viaggio tra emozione, accessibilità e trasformazione attraverso le parole di Roberto Pili e Simona Valinotti

Nel cuore di Torino, all’interno della Fondazione Giubileo per la Cultura ETS, il 16 maggio si è svolta una presentazione editoriale destinata a lasciare un segno. Ma definirla “presentazione” è riduttivo. Brucamilla non è solo una fiaba, è un progetto di inclusione, una dichiarazione d’amore verso la diversità e un esempio concreto di editoria accessibile. Scritto da Roberto Pili, presidente di IERFOP Onlus, e reso accessibile grazie al lavoro di Simona Valinotti, tiflopedagogista dell’Associazione APRI ODV, il libro propone una narrazione delicata, pensata per essere letta sia con gli occhi sia con le mani, tramite illustrazioni tattili e testo in braille.

Nato come gesto d’affetto per una nipotina, Brucamilla si è trasformato in uno strumento educativo e culturale che coinvolge tutti i sensi e parla a lettori vedenti e non vedenti. Il progetto ha suscitato grande partecipazione emotiva durante la presentazione e ha dimostrato come l’editoria possa farsi veicolo di integrazione e trasformazione.

In questo articolo, vi proponiamo una doppia intervista ai protagonisti del progetto, che ci guidano nel significato profondo dell’opera: Roberto Pili, autore e promotore del messaggio di speranza e cura alla base della fiaba, e Simona Valinotti, responsabile del complesso lavoro tecnico  ed eseguito anche grazie all’associazione A.P.R.I. ODV, e pedagogico per l’accessibilità del testo.


Intervista a Roberto Pili

1. Come nasce l’idea di scrivere una fiaba come Brucamilla, e perché ha scelto proprio la metafora della trasformazione del bruco?

Brucamilla è nata quasi per caso, in un momento molto personale e intimo: l’ho scritta di getto per mia nipote Camilla. Ma come spesso accade con le storie scritte col cuore, si è trasformata subito in qualcosa di più grande. La figura del bruco che si trasforma in farfalla è un’immagine potente, che parla a ogni età. Rappresenta la crescita, la metamorfosi, la fatica e la bellezza del cambiamento. È una metafora della maturazione, ma anche della speranza: l’idea che da una condizione iniziale incerta o vulnerabile possa emergere qualcosa di meraviglioso.

Volevo raccontare ai bambini – e anche agli adulti – che prendersi cura dell’altro, anche senza garanzie o ritorni immediati, è uno dei gesti più rivoluzionari e necessari. In fondo, Brucamilla è una storia sull’altruismo, sull’attesa e sulla fiducia nella trasformazione.

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2. Nel comunicato stampa si fa riferimento a edizioni future in più lingue: che importanza ha per lei portare Brucamilla oltre i confini linguistici e culturali?

Credo profondamente che le fiabe abbiano un linguaggio universale. Brucamilla parla di emozioni, crescita, accoglienza: temi che non appartengono a una sola cultura, ma all’essere umano in quanto tale. Portare questa storia oltre i confini linguistici significa diffondere un messaggio di speranza e inclusione a bambini e famiglie di ogni parte del mondo.

Tradurla in più lingue è un atto di apertura, una scelta che riflette la convinzione che i valori dell’accettazione, della trasformazione positiva e del prendersi cura siano fondamentali ovunque. È anche un modo per abbattere barriere, per costruire ponti tra culture diverse, come da sempre cerca di fare IERFOP attraverso la formazione, l’educazione e la valorizzazione della diversità.

3. IERFOP è da sempre in prima linea per l’inclusione. In che modo Brucamilla si inserisce nella missione più ampia dell’ente che presiede?

IERFOP lavora ogni giorno per promuovere l’inclusione, l’autonomia e il diritto alla piena partecipazione delle persone con disabilità e fragilità. Brucamilla non è solo una fiaba: è un piccolo strumento pedagogico che riflette esattamente questa missione. La sua protagonista è diversa, vulnerabile, ma capace di trasformarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

È attraverso la cura dell’altro, il supporto reciproco e la fiducia che il cambiamento diventa possibile. Ed è questo che insegniamo nei nostri percorsi formativi: l’importanza dell’empatia, della collaborazione e della crescita condivisa. Raccontare storie come questa ai bambini significa piantare semi di consapevolezza che potranno germogliare in adulti più attenti, più inclusivi, più umani.


Simona Valinotti durante la presentazione di Brucamilla a Torino

Intervista a Simona Valinotti

1. In che modo la versione tattile di Brucamilla riesce a creare un ponte tra bambini vedenti e non vedenti nella lettura condivisa?

La versione tattile di Brucamilla crea un ponte reale tra bambini vedenti e non vedenti perché rende possibile un’esperienza di lettura davvero condivisa. Le fiabe accompagnano l’infanzia di tutti: vengono lette ai bambini per addormentarsi o raccontate dalle maestre a scuola fin da piccoli. Ogni storia trasmette valori, stimola la fantasia e accende la curiosità. Per un bambino non vedente, poter leggere una fiaba come i suoi coetanei vedenti è profondamente inclusivo: significa avere accesso alle immagini attraverso il tatto, riconoscere una farfalla con le dita, “vedere” un prato fiorito toccandolo.

Sfogliare insieme un libro, ciascuno con i propri strumenti — le dita o gli occhi — guardare e toccare le stesse illustrazioni, significa vivere un’esperienza comune, pienamente condivisa. Per i bambini ciechi è un modo per sentirsi parte del gruppo. Per i bambini vedenti è un’occasione per aprirsi alla diversità e allenare empatia e immaginazione.

2. Quali sono state le principali sfide tecniche e creative nella realizzazione dei disegni tattili del libro?

Una delle sfide principali è stata analizzare a fondo ogni disegno, individuando cosa mantenere, semplificare o eliminare per renderlo fruibile al tatto. La scelta dei materiali è stata cruciale: capelli realizzati con fili, vestiti con stoffe riconoscibili, farfalle con materiali leggeri. Ogni texture doveva avere un significato chiaro e coerente. Anche i colori sono stati selezionati con cura per garantire coerenza tra percezione visiva e tattile.

Il risultato è un libro che non è pensato solo per bambini ciechi, ma per tutti: da leggere insieme, da vivere, da condividere. Questo ha richiesto un grande lavoro di squadra e la sintesi tra competenze artistiche e tiflopedagogiche.

3. Ritiene che iniziative come questa possano cambiare la percezione della disabilità visiva nei contesti educativi tradizionali?

Sì, e Brucamilla lo dimostra. I libri tattili spesso sono visti come strumenti specialistici, confinati alla disabilità. Questo progetto invece è stato pensato per tutti: bambini vedenti e non vedenti hanno vissuto la storia insieme, grazie a narrazione, musica, quadri tattili e lettura condivisa.

Brucamilla non è un “libro per ciechi”, è un libro per bambini. È cultura dell’inclusione applicata, è pratica educativa che rende la diversità una risorsa e non un limite.

4. Durante la presentazione a Torino si è respirata una forte emozione collettiva. Che significato ha per voi questa risposta del pubblico?

È stato un momento intenso. Non era solo una presentazione, ma una vera esperienza collettiva. Famiglie, educatori, bambini vedenti e ciechi, tutti hanno partecipato con entusiasmo. Abbiamo visto persone emozionarsi, toccare il libro con curiosità, cercare l’autografo dell’autore. È la prova che l’inclusione è possibile, reale, e profondamente umana quando si mette al centro la relazione e la bellezza condivisa.


Brucamilla è più di un libro: è un’esperienza pedagogica, emotiva e culturale. È la dimostrazione che una storia scritta per amore può diventare strumento educativo e sociale. Grazie all’impegno di Roberto Pili e Simona Valinotti, questa fiaba ha superato confini personali, linguistici e sensoriali, diventando patrimonio collettivo. L’inclusione non è più un ideale astratto, ma una pratica concreta che si costruisce a partire dalle piccole cose: una pagina, una texture, una voce narrante, un abbraccio tra differenze.

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