A tuo figlio parleresti cosí ?

La società in cui viviamo, alimentata dai social media che manipolano e rimbambiscono le menti di grandi e piccoli, é orientata sempre più al risultato, alla vittoria, all’esito ed alla ricchezza dove valori diversi da quelli enumerati come comprensione, solidarietà, sacrificio servono solo per il post di turno che serve a imbonire le folle e a riportare il tutto sul politicamente corretto.

Il calcio si é convertito in estremismo da tifoso dove il campanilismo era un prendersi in giro con toni forti ma sempre bonari e di piazza tra compagini rivali mentre oggi tra gli stessi tifosi di una squadra le differenze tra “gloria o merda” é ben marcato, ahimè, con una percentuale in netta maggioranza dei sentenzialisti.

Negli ultimi anni, internet, ci ha permesso di arricchire e diversificare l’informazione e questo ha permesso a chiunque, anche chi non ne ha le capacità di filtro, di sentirsi il massimo esperto in materia spaziando dalla politica, alla medicina o allo sport.

Persone di 20 anni, 30 anni, 40 anni, padri di famiglia, nonni di 60 o 70 anni sono ormai persone che hanno certezze nella vita e nel calcio e sanno sempre quello che succede, come succede e dove succede; solitamente queste persone hanno praticato come sport estremo la corsa in pantofole dalla poltrona al divano ed hanno, citando un amico giornalista Gian Luca Rossi, probabilmente la patente B ed il battesimo come attestati. Purtroppo anche qui troviamo persone che hanno avuto la fortuna (e le capacità) di un percorso formativo universitario ma che a livello umano e sportivo lasciano parecchio a desiderare.

Attenzione, non é una questione di ruoli, attestati o stipendi .. operai qualificati leggono più libri in un anno di quanto Dirigenti lecchini e grandissimi Head of su LinkedIn leggeranno mai in tutta la loro vita terrena.

Libri, montagne di libri

Il dramma si completa quando queste persone vanno allo stadio, vedono le partite con i loro figli ed i messaggi che trasmettono sono i seguenti con citazioni annesse:

  • Insulti se va bene, bestemmie nella maggior parte dei casi (poi tutti insieme alla Santa Messa alla Domenica)
  • “Con quello che guadagnano …” (e l’unica ambizione che trasmettono ai figli sono soldi soldi soldi ovviando qualunque tipo di etica per arricchirsi)
  • “Si fanno male perché non sono professionisti fuori dal campo” (solitamente in sovrappeso e la figura di calciatore più vicina con cui hanno parlato é il portiere .. del palazzo dove vivono)
  • Concetti tattici assurdi (tutti sù)
  • Scollegamento da una realtà e da un mondo che evolve.

Queste persone non fanno bene al calcio, allo sport ed in generale alla mia salute mentale essendo profili altamente tossici e negativi; non a caso allontanati da me e da altri umani con uso di pensiero e ragione che interpretano il calcio come il primo delle cose inutili nella vita.

L’accanimento al professionista é tremendo, senza mai considerar che sono solitamente ragazzi tra i 20 e 35 anni la cui unica colpa é il loro stipendio; non frega a nessuno non tanto quello che succede ma nemmeno a provare a capire o pensare che prima di essere calciatori, professionisti, persone alto-spendenti sono in primis persone, uomini, padri, figli, fratelli e tutto ció che implicano certe dinamiche familiari che toccano la famiglia del Signor Rossi (Mario) o del Signor Rossi (Valentino).

Notizia dell’altro giorno é la spiegazione che da a cuore aperto Lucas Perez, attuale giocatore del PSV ed ex Arsenal che spiega le ragioni del suo addio alla squadra del suo cuore e della sua città (il Deportivo La Coruña) dovute a un passato intenso e non facile.

Perez racconta di essere stato abbandonato dai suoi genitori che all’età di due anni decidono di non voler preoccuparsi del piccolo Lucas e lo portano in un orfanotrofio dove i soli nonni paterni si preoccupano e se ne fanno carico; ma i nonni, per ovvie ragioni d’età non sono eterni e la vita diventa complicata.

Il passaggio all’Arsenal che dovrebbe essere il culmine della sua carriera sportiva e con un contratto importante, diventa l’inizio del ritorno dei genitori naturali a chiedere soldi; nell’epoca londinese la madre mentre nell’ultima fase della carriera il padre che arriva a chiedere un’indennità vitalizia al figlio e forza il suo addio dalla Galizia per l’Olanda.

Lucas Perez

Evidentemente questa situazione ha turbato il ragazzo Lucas che per difendersi deve accedere a documenti e conoscere verità che fanno sempre male.

Non possiamo pensare che non abbia condizionato la sua esperienza professionale a Londra ma certamente, avrà dovuto assumere insulti solamente per un passaggio non riuscito o per un goal non realizzato.

Mi domando sempre se queste persone che insultano, aggrediscono, pretendono, esigono, la farebbero se in mezzo al rettangolo di gioco ci fosse un fratello, un figlio, un amico che a sua volta é papá, marito, figlio, fratello, compagno etc

Questi atteggiamenti fan si che che il mondo del calcio probabilmente continui ad essere chiuso a riccio su argomenti como omosessualità dove é statisticamente improbabile che non ci siano ragazzi omosessuali ma il “codice dello spogliatoio” non fa trapelare nulla probabilmente per due ragioni: la prima é perché, come in tutti i gruppi di lavoro, non ci sono amicizie profonde e magari si ha feeling con 2/3 colleghi e quindi non conoscono bene i loro colleghi mentre la seconda perché questa auto-protezione permette di non essere ulteriormente attaccati, in questo caso, per un’orientazione sessuale.

Parlare di calcio, seguire le partite deve essere una gioia e non una proiezione della frustrazione della vita dove paga la squadra o i giocatori o gli allenatori solo per un risultato favorevole o contrario; ogni hanno, in qualunque campionato vince solo uno e 19 perdono e la “gloria o merda” dipende da molteplici fattore che non sono scienza certa in un gioco, in uno sport.

Giannis Antetokounmpo ed il suo discorso sul fallimento é valso solo per qualche post per riempirsi la bocca su quello che é giusto; in tanti hanno ascoltato in pochissimi compreso.

Andremo alla deriva ? forse siamo già in mezzo all’Oceano senza punto di non ritorno.

Photo by Pixels

Discover more from Urban Mood Magazine

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

You May Also Like

More From Author

Leave a Reply