I 100 Album Italiani Essenziali dal 1960 al 1979: 🌒 Voci, ombre e stelle nascoste

Donne, outsider e colonne sonore (1961–1980)

✍️ Di Massimo Usai

Ogni viaggio finisce. Ma il bello della musica è che non ha un vero punto d’arrivo.
Dopo aver esplorato i cantautori, la coscienza collettiva e il sogno elettrico, eccoci a una sezione ibrida e sfuggente.
Qui ci sono le grandi voci femminili, i dischi che non si possono incasellare, le colonne sonore che hanno fatto il giro del mondo e le ultime luci di un’epoca irripetibile.

Non cercare coerenza: cerca stupore. E trova il tuo.


🎤 Voci femminili tra poesia, avanguardia e radici

61. Mina – Mina (1971)
Una voce che non ha bisogno di presentazioni. In questo disco si muove con disinvoltura tra bossanova, pop orchestrale e soul.
“Grande grande grande” è solo la punta dell’iceberg: il resto è pura padronanza vocale e stilistica.

62. Mia Martini – Nel mondo, una cosa (1973)
Dolore e forza convivono nella voce di Mia. “Piccolo uomo” e “Donna sola” sono grida contenute, eleganti e viscerali.
Un disco che racconta la fragilità senza mai cedere alla disperazione.

63. Patty Pravo – Per aver visto un uomo piangere e soffrire Dio si trasformò in musica e poesia (1971)
Il titolo è già un poema. Eleganza barocca, voce sfuggente, romanticismo doloroso.
Un album che conferma Patty Pravo come figura cult, tra teatro e trasgressione.

64. Gabriella Ferri – Remedios (1974)
Roma, America Latina, malinconia. Gabriella Ferri canta le radici e l’erranza.
Ogni brano è una carezza che sa graffiare. Popolare, profonda, umanissima.

65. Nada – Ho scoperto che esisto anch’io (1973)
L’ex teen idol si reinventa. Qui la voce si fa adulta, consapevole, urgente.
Un disco che apre le porte a un’autrice vera, intensa, ancora sottovalutata.

66. Giuni Russo – Love Is a Woman (1978)
Un disco in inglese, elettronico, avanti anni luce. Giuni sperimenta con voce e suono in un gioco perfetto tra tecnica e visione.
Un futuro già presente.

67. Jenny Sorrenti – Suspiro (1977)
Sorella di Alan ma con un’identità distinta. Voce evanescente, folk acustico, spiritualità pagana.
Un disco che sembra arrivare da un bosco incantato.

68. Maria Carta – Umbras (1971)
La Sardegna che canta attraverso secoli. La sua voce è un richiamo ancestrale, sacro e solenne.
Un album che non si ascolta: si sente nella pelle.

69. Donatella Moretti – Canti popolari italiani (1972)
Raccolta di tradizione orale, reinterpretata con rispetto e delicatezza.
Un disco che profuma di archivi e feste di paese. Storia viva.

70. Anna Identici – A Maria (1971)
La svolta folk e politica di un’interprete pop. Canzoni sulla donna, sulla libertà, sull’identità.
Dolcezza e ribellione in equilibrio perfetto.

71. Ornella Vanoni – E altre storie (1973)
Raccolta raffinata di autori come Tenco, Paoli, Endrigo. Ornella li canta con distacco emotivo e classe totale.
Un tributo alla parola e al silenzio.

72. Milva – La mia età (1972)
Fra canzone d’autore e vena teatrale, Milva si muove con consapevolezza e rigore.
Un disco che vive sul confine tra palco e confessione.

73. Iva Zanicchi – Caro Theodorakis… Iva (1970)
Un omaggio struggente e politico al grande compositore greco.
I canti di lotta diventano elegia mediterranea. Un’anomalia bellissima.

74. Daniela Davoli – Invece con te (1977)
Voce leggera, testi intimi, arrangiamenti pop mai banali.
Un piccolo gioiello nascosto della discografia italiana anni ’70.

75. Alice – Capo Nord (1980)
“Il vento caldo dell’estate” e “Per Elisa” sono già classici.
Alice emerge come autrice sofisticata, moderna, intensa.
Un ponte verso gli anni ’80, fatto con grazia e intelligenza.


🌊 Pop colto, outsider e meraviglie sommerse

76. Lucio Battisti – La batteria, il contrabbasso, eccetera (1976)
Battisti diventa ellittico, surreale, tagliente. “Ancora tu” è una canzone rotonda che sa di addio.
Un disco che anticipa la dissoluzione del linguaggio musicale tradizionale.

77. Ivan Graziani – I Lupi (1977)
Chitarrista virtuoso, narratore provinciale, rocker romantico.
“I Lupi” è un concept teso, dolce, crudo. Ivan è un autore che andrebbe riscoperto ogni cinque anni.

78. Alan Sorrenti – Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto (1973)
Suite psichedelica, spiritualità mediterranea, voce come strumento.
Un viaggio mistico che non ha paura di essere incomprensibile.

79. Franco Battiato – Clic (1974)
Omaggio a Stockhausen, ma con cuore.
Elettronica ambient, struttura destrutturata, intuizioni che sembrano venire da un altro pianeta.
Un’opera di rottura, meditativa e lucida.

80. Angelo Branduardi – Alla fiera dell’est (1976)
Violini, fiabe, giochi a spirale.
“Il vecchio e la farfalla” è già materia per i libri scolastici.
Branduardi è il menestrello di un’epoca che sogna il Medioevo con occhi nuovi.

81. Riccardo Cocciante – L’Alba (1975)
Un disco teatrale, cupo, esistenziale.
La voce si spezza, si lancia, si ferma. Cocciante qui è più scrittore che cantante.
Un disco che ha bisogno di silenzio intorno.

82. Léo Ferré – La Solitude (versione italiana) (1972)
Ferré canta in italiano e lo fa da poeta.
Un anarchico innamorato, un oracolo ferito, un amante lucido.
Queste canzoni non passano: restano in sospensione.

83. Franco Micalizzi – Lo chiamavano Trinità (OST) (1970)
Funk western, ironia sonora, ritmo da saloon metropolitano.
Colonna sonora di culto, vera colonna vertebrale di un genere.
Ballabile, ma con classe.

84. Nico Fidenco – Black Emanuelle (OST) (1975)
Erotismo tropicale, groove lento, sensazioni cinematografiche.
Un disco che oggi è oggetto di culto, tra vinili e reissue di nicchia.
Sensuale, ma mai banale.

85. Riz Ortolani – Cannibal Holocaust (OST) (1979)
Film estremo, musica struggente.
Il contrasto tra melodia e immagini è il segreto della sua potenza.
Ortolani scrive colonne sonore che ti restano nella gola.

86. Fred Bongusto – Una rotonda sul mare (1964)
Easy listening fatto con grazia.
Un disco che profuma di gelato, lungomare e malinconia da balera.
L’Italia leggera prima del boom.

87. Tony Renis – Quando quando quando (1962)
Il brano omonimo è diventato internazionale.
Ma tutto il disco è un esercizio di swing raffinato e sorridente.
Eleganza pop senza pretenziosità.

88. Piero Umiliani – Mah Nà Mah Nà (OST) (1968)
Jazz, ironia, ritmo: tutto concentrato in due minuti e mezzo.
Il resto del disco è un laboratorio di idee brillanti.
Il gioco sonoro diventa arte.

89. Ennio Morricone – The Good, The Bad and the Ugly (OST) (1966)
Il West visto da Roma, filtrato da un genio.
“The Ecstasy of Gold” è pura epica sonora.
Un disco che ha cambiato il modo di pensare la musica per immagini.

90. Bruno Nicolai – Il tuo vizio è una stanza chiusa (1972)
Eros e noir si fondono in un tappeto musicale raffinato.
Nicolai è il vero “maestro occulto” del giallo erotico italiano.
Musica morbosa, elegante, perturbante.


🌅 Addii lucidi e nuovi inizi (1973–1980)

91. Francesco De Gregori – Alice non lo sa (1973)
Esordio fragile, visionario, bellissimo.
“Alice” e “Il ragazzo” sono canzoni che respirano tra le righe.
Un disco che ti guarda negli occhi e non spiega nulla.

92. Pino Daniele – Terra mia (1977)
Napoli blues, cuore meticcio, chitarra che parla.
“Napule è” è già patrimonio collettivo.
Un inizio così forte è già una leggenda.

93. Edoardo Bennato – I Buoni e i Cattivi (1974)
Feroce, ironico, sincero.
“Un giorno credi” è una carezza che sferza.
Un disco politico senza proclami.

94. Ivano Fossati – La mia banda suona il rock (1979)
Fossati mette da parte l’intimismo per una visione più ampia.
“Panama” e la title track mescolano canzone d’autore e groove.
È un cambio di passo consapevole.

95. Decibel – Vivo da re (1980)
New wave italiana agli esordi.
“Contessa” è già una dichiarazione d’identità.
Un disco nervoso, diretto, moderno.

96. Alberto Fortis – Alberto Fortis (1979)
Nevrosi, rabbia, delicatezza.
“Milano e Vincenzo” è un piccolo caso di storytelling poetico.
Un debutto intenso e personale.

97. Claudio Rocchi – Volo magico n. 1 (1971)
Suite psichedelica, spiritualità beat, amore cosmico.
Un disco che fa sognare a occhi chiusi.
Rocchi è il nostro Donovan.

98. Alberto Radius – Carta straccia (1977)
Grottesco e geniale, ironico e profondo.
Radius suona e racconta senza regole.
Un disco libero e necessario.

99. Fausto Rossi (Faust’O) – Suicidio (1978)
Dark, minimale, tagliente.
Anticipa la new wave con sensibilità punk e voce spezzata.
Un disco che ancora oggi suona in anticipo.

100. Eugenio Finardi – Diesel (1977)
Un album urbano, umano, vero.
“Scimmia”, “Non diventare grande mai”, “Diesel” — tutte ancora attuali.
La canzone d’autore entra nella fabbrica e ci resta.

📻 Conclusione

E così, caro ragazzo ventenne, ti ho preparato più di una lista.
Ti ho costruito un viaggio nella musica italiana più coraggiosa, poetica e viva.
Non tutto è facile da ascoltare, non tutto è immediato. Ma ogni disco qui dentro ha qualcosa da dire, ancora oggi.
Metti le cuffie, scegli un punto qualsiasi e inizia a viaggiare.

Se anche uno solo di questi album ti cambia la giornata… allora, missione compiuta.

…Ma attenzione, non e’ proprio finita..ho creato una sezione extra. Se sei curioso vai a leggerla.



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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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