Stare zitti oggi significa essere complici. Non chiamatelo equilibrio: è vigliaccheria.

Quando l’ingiustizia diventa sistema, il silenzio significa essere complici.

Io non riesco più a stare zitto.
E non è rabbia improvvisa, è lucidità accumulata. È il punto in cui capisci che silence is not neutral. Il silenzio non è equilibrio, non è prudenza, non è intelligenza politica. Il silenzio è una scelta. E oggi è quasi sempre la scelta sbagliata.

Quando ascolto Dave, sento una verità che non prova a salvarsi: hero and villain, I’m playing both in the script. È esattamente così. Denuncio l’ingiustizia ma vivo dentro un sistema che la produce. Piango per il sangue versato, per lo sfruttamento, per le catene che cambiano nome ma non funzione — e poi continuo a muovermi in quel mondo. Dire “io non c’entro” è la bugia più comoda che ci siamo raccontati.

Nel video promozionale del nuovo leader dei Verdi inglesi c’è un messaggio che dovrebbe essere inciso sui muri: non possiamo continuare a chiamare realismo ciò che è solo complicità. Non possiamo più nasconderci dietro parole come pragmatismo, sicurezza, stabilità, mentre normalizziamo l’orrore. Non possiamo dire “è complesso” ogni volta che non vogliamo scegliere.

Guardo gli Stati Uniti e vedo una democrazia che pretende obbedienza invece che verità. Vedo la violenza diventare procedura, il razzismo diventare sottotesto, la menzogna diventare linguaggio istituzionale. This is not order, this is decay.

Guardo Gaza e vedo il punto più basso dell’ipocrisia occidentale: morti chiamati “danni collaterali”, bambini trasformati in statistica, un intero popolo ridotto a problema logistico. Qui il silenzio non è cautela diplomatica. È disumanizzazione.

Guardo l’Ucraina e vedo una guerra che continua mentre le vite vengono convertite in mappe, frecce, analisi militari. Solidarietà a parole, calcolo strategico nei fatti. We say peace, but we fund war.

Guardo l’Iran e vedo uno Stato che reprime, tortura, uccide — e un mondo che calibra l’indignazione in base agli interessi. Diritti umani a intermittenza. Libertà solo quando conviene.

E allora no, non accetto più la retorica della neutralità.
Neutrality always favours the powerful.
Chi non prende posizione oggi sta già dalla parte di chi ha le armi, il denaro, il controllo del racconto.

Dave lo dice nella sua canzone senza scappatoie: Surely I ain’t part of the problem, I lied to myself. È qui che questo manifesto diventa scomodo. Perché il problema non sono solo i leader autoritari, le bombe, le multinazionali. Il problema siamo anche noi quando smettiamo di farci domande, quando confondiamo il quieto vivere con la pace, quando scambiamo il cinismo per maturità.

Ci hanno insegnato a credere che parlare sia inutile. Che esporsi sia ingenuo. Che tanto “non cambia nulla”. È uno slogan potentissimo del potere: don’t speak, it won’t matter. È falso. Parlare cambia tutto, perché rompe l’assuefazione, incrina la normalità del male, costringe almeno a scegliere da che parte stare.

Questo non è un post per piacere.
È un rifiuto.


Rifiuto l’idea che il mondo vada accettato così com’è.
Rifiuto l’idea che l’ingiustizia sia inevitabile.
Rifiuto l’idea che il silenzio sia una virtù.

How can I stay silent?
Non posso.
E non voglio più nemmeno provarci.


complici blackboard with silenzio is violence title on black background

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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1 comment

You effectively assess the state of the world. You correctly identify the crisis in this nation, which had been trying to be the great experiment in democracy. And, yes, racism must be underneath the skin (so to say) of the genocidal-planning people. And if there’s any other way to dehumanize others, reducing flesh to cardboard or paper or electrons. Yesterday I drove by pockets of people in small towns, protesting the presence of ICE anywhere. Temperatures in the teens and they were out. There are folk trying. The rest of us need to try more. Until the part of us that’s presuming power to manipulate and murder steps down.

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