Perché viaggiare è più importante che mai in un mondo diviso come il nostro.

Ispirato alla conversazione tra Rick Steves e Katty Kay per la BBC, luglio 2025

Ci sono momenti nella storia in cui fare le valigie sembra un lusso fuori luogo. Guerre, disastri climatici, disinformazione, disillusione politica: il nostro mondo oggi spesso ci suggerisce che viaggiare sia qualcosa da rimandare, un capriccio. Ma se invece, come sostiene con passione Rick Steves, fosse proprio il contrario?

E se fosse proprio adesso il momento in cui abbiamo più bisogno di viaggiare?

Durante una conversazione sincera con Katty Kay della BBC, il noto scrittore di viaggi americano non ha usato mezzi termini: «Siamo una società impaurita, e le persone più impaurite sono quelle senza passaporto».

Il viaggio, secondo questa visione, non è solo svago: è un atto culturale, persino politico. Un antidoto alla paura, all’ignoranza, all’isolamento.

Lo shock culturale è un dono

Mentre la maggior parte di noi cerca di evitare il disagio, Steves lo abbraccia. Lo shock culturale, spiega, non è un errore di pianificazione ma un passaggio necessario. Sono “i dolori della crescita di una prospettiva che si allarga”.

Troppo spesso confondiamo il viaggio con la fuga: stesso sole, spiaggia diversa. Ma il vero viaggio non cambia solo il paesaggio. Cambia la prospettiva.
È come riordinare i mobili della tua cultura interiore, dice Steves, finché non realizzi che il tuo stile di vita non è il punto di partenza del mondo.

Nel suo libro Travel as a Political Act (“Viaggiare come atto politico”), racconta esperienze in paesi come Iran, Palestina e Cuba: luoghi spesso dipinti come “nemici” nei media occidentali. In realtà, dice, ha trovato persone comuni che vivono vite straordinarie.
«Se tutti viaggiassero prima di votare», ha osservato, «l’America sarebbe un paese molto diverso».

La strada come scuola, parco giochi e tempio

Steves distingue tre tipi di viaggiatori: il turista, il viaggiatore e il pellegrino.
Il turista cerca il piacere. Il viaggiatore cerca la comprensione. Il pellegrino cerca il significato.

L’ideale, dice, è mescolare le tre cose.

Divertirsi. Mangiare bene. Perdersi. Ma anche ascoltare. Fare domande. Accettare le contraddizioni. «Sono le persone a rendere memorabile per davvero l’esperienza del viaggio» – non i monumenti, ma gli incontri umani che restano nella memoria a lungo.

Viaggiare in modo etico nell’era della crisi climatica

Katty Kay non ha evitato le domande difficili: è ancora etico viaggiare in un mondo colpito dal cambiamento climatico?

La risposta di Steves è lucida: sì, ma con responsabilità.
Ogni anno, devolve un milione di dollari in progetti sostenibili nel Sud del mondo, come “carbon tax” autoimposta derivante dalle sue attività turistiche.
«Il mio governo non lo fa. Ma io sì», ha detto.

E aggiunge: se il nostro viaggio può anche solo evitare una guerra inutile, ne sarà valsa la pena—per il pianeta e per l’umanità.

Tornare con una prospettiva più ampia

Il vero souvenir non è una calamita da frigo. È l’empatia.

Viaggiare ti insegna che il mondo non è una piramide con un Paese in cima. Ci sono tanti modi diversi per vivere bene, lavorare, amare, invecchiare.

Rick Steves ci invita a diventare ambasciatori silenziosi. Non solo turisti. Viaggiare non per scappare dai propri problemi, ma per comprendere quelli degli altri. Non per fuggire dal mondo, ma per avvicinarsi.
Non per il nostro piacere, ma per un futuro più umano.

In un’epoca in cui si urla oltre i confini, forse la risposta è sul serio ricominciare ad ascoltare oltre le frontiere di casa nostra.


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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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