Il Manuale di Epitteto – Versione attualizzata. Le chiavi del presente è uno di quei libri che non hanno bisogno di essere resi interessanti con costruzioni o effetti, perché quello che contengono funziona già da solo. Non è il classico testo che leggi e lasci lì, è uno di quelli che mentre vai avanti ti obbliga a rivedere cose molto concrete, soprattutto il modo in cui reagisci a quello che ti succede.
Epitteto non cerca di convincere con discorsi complicati. Il punto che tiene fermo è sempre lo stesso, ma più lo leggi più ti accorgi che non è così banale come sembra: ci sono cose che non dipendono da te, e continuare a volerle controllare ti logora. Non è una frase da accettare e basta, è qualcosa che si vede chiaramente quando pensi a quante energie si perdono dietro alle aspettative sugli altri, alle situazioni che non puoi cambiare, agli imprevisti che vorresti gestire come se fossero sotto il tuo controllo.
Il passaggio difficile è accettare che l’unico spazio reale di intervento sei tu. Non quello che succede fuori, ma il modo in cui lo interpreti, il peso che gli dai, la reazione che scegli. Non è un discorso consolatorio, anzi è più scomodo, perché sposta la responsabilità tutta lì. Però è anche l’unica cosa che funziona davvero, perché è l’unica che puoi cambiare.
Questa edizione riesce a far arrivare questo senza mettere ostacoli inutili. Il lavoro di Barbara Becheroni e Rossana Conte non prende il testo e lo semplifica in modo superficiale, non lo rende più “facile” nel senso povero del termine. Fa una cosa diversa: toglie la distanza. Il linguaggio diventa più diretto, più leggibile, ma quello che c’è dentro resta pieno. Non senti di stare leggendo una versione ridotta o adattata male, senti solo che finalmente il testo non ti respinge.
E questa cosa cambia molto, perché ti permette di restare dentro al contenuto invece di fermarti alla forma. Non devi decifrare ogni frase, non devi fare lo sforzo di attraversare una lingua lontana. Puoi concentrarti su quello che dice, e quello che dice non è leggero.
Il fatto che alla fine ci sia anche la traduzione di Giacomo Leopardi aggiunge un livello in più che ha senso. Non è un’aggiunta decorativa. È un modo per vedere lo stesso testo con un’altra voce, più densa, più legata alla tradizione, e capire meglio anche il lavoro fatto sull’attualizzazione. Se vuoi resti sulla versione più accessibile, se vuoi andare più a fondo hai subito il confronto.
Quello che resta dopo la lettura non è una teoria da ricordare. È una specie di filtro che ti rimane addosso. Ti accorgi più facilmente di quando ti stai incastrando su qualcosa che non dipende da te, di quando stai dando troppo peso a qualcosa che non puoi cambiare. Non è che da un giorno all’altro smetti di farlo, però inizi a vederlo. E già questo cambia il modo in cui vivi certe situazioni.
Non è un libro che fa scena, non cerca di essere brillante, non usa frasi costruite per colpire. Non promette risultati, non dà soluzioni rapide. Però resta perché è concreto, perché entra nella vita reale senza fare rumore. Ed è proprio questo il motivo per cui continua a funzionare anche adesso, senza bisogno di essere trasformato in qualcosa di diverso.
SBS Edizioni sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino al Padiglione 2, stand M122 e con un secondo punto espositivo nel collettivo CNA Editoria, sempre al Padiglione 2, stand H27.
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