“Le Cicogne di Chernobyl” trionfa al San Giò Verona Video Festival: premiata la regia di Karim Galici per un film che parla al cuore dell’Europa

C’è un battito che attraversa la storia, la memoria e la speranza. Ed è il battito delle Cicogne di Chernobyl, il documentario firmato dal regista cagliaritano Karim Galici che ha appena ricevuto il Premio Miglior Regia nella sezione lungometraggi e mediometraggi alla 31ª edizione del San Giò Verona Video Festival, una delle più longeve e rispettate rassegne italiane dedicate al cinema indipendente.

Prodotto da Cittadini del Mondo – Cinema per il Sociale, con la distribuzione di Alpha Film, il film si è imposto all’attenzione della giuria – presieduta da Elena Gladkova – con una motivazione semplice e potente: «offre un interessante schema che si espleta in un racconto di storia di vita vissuta al di là di ogni aspettativa.» Un riconoscimento che conferma la potenza narrativa e la profondità umana di un’opera che affronta con delicatezza e rigore uno dei capitoli meno raccontati della nostra storia recente: l’accoglienza dei minori provenienti dalle zone contaminate dopo il disastro nucleare di Chernobyl nel 1986.

Un racconto corale, tra Sardegna e Bielorussia

Girato tra Italia e Bielorussia, il documentario è il frutto di un anno di intenso lavoro sul campo, con testimonianze, immagini d’archivio e contributi originali che riportano alla luce la straordinaria esperienza solidale che ha visto oltre ventimila bambini accolti in Sardegna. Un capitolo di umanità condivisa spesso dimenticato, ma che Le Cicogne di Chernobyl riesce a raccontare con rispetto e autenticità.

«Al primo festival a cui partecipiamo con Le Cicogne di Chernobyl, abbiamo vinto il primo premio», ha commentato con emozione Karim Galici, che ha voluto condividere il riconoscimento con l’intero team: «Chi si è messo a nudo davanti alla camera, chi ha lavorato nell’ombra tra musiche, montaggio e fotografia. È stato un viaggio complesso e profondo, ma ora possiamo finalmente gioire per i frutti.»

Un film nato dalla Sardegna, per il mondo

«Il film nasce dal desiderio di dare voce e visibilità a una straordinaria esperienza collettiva di accoglienza che, per oltre trent’anni, ha attraversato il nostro Paese in silenzio», spiega Giuseppe Carboni, presidente di Cittadini del Mondo e produttore esecutivo del film. «È una piccola produzione, con risorse limitate, ma costruita con passione e rigore. E il premio ricevuto a Verona è un tributo importante alla professionalità e alla visione sensibile di Karim Galici.»

Sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla RAI Teche, da RAI Sardegna e dal Comune di Carloforte, il documentario ha già in programma una prestigiosa tappa internazionale: a settembre sarà in nomination al Toronto International Nollywood Film Festival (TINFF) nella categoria Best International Documentary.

Un palcoscenico d’eccellenza

La cerimonia di premiazione si è svolta nel suggestivo Teatro Satiro Off nel cuore di Verona, a pochi passi dall’Arena. Il festival – diretto da Ugo Brusaporco – si distingue da sempre per la sua attenzione alle opere che coniugano valore artistico, umano e civile, offrendo una piattaforma ai film che parlano all’anima più che al box office.

Il premio a Galici si inserisce in una selezione internazionale di altissimo livello, che ha visto premiati film provenienti da Svezia, Giappone, Iran, Taiwan, Congo, Svizzera e Cina. Tra i vincitori, anche Kenè di Vincent Pérez Herrero (Spagna), The Death of a Hero di Karina Franz Körlof (Svezia) e Sans voix di Samuel Patthey (Svizzera), segno della vocazione profondamente internazionale del San Giò Verona Video Festival.

Un gruppo di persone sul palco durante una cerimonia di premiazione, con un grande schermo sullo sfondo.

Una rete per il cinema sociale

Le Cicogne di Chernobyl è parte del progetto Incontri con il Cinema Sociale, una rassegna itinerante che toccherà nei prossimi mesi varie città italiane ed europee, con l’obiettivo di stimolare la riflessione pubblica su temi come la cittadinanza, l’inclusione e la memoria collettiva. Un’opera che nasce da un’urgenza civile, ma che trova la sua forza nella delicatezza con cui restituisce la dignità delle storie raccontate.

«È un film che parla a tutti noi», conclude Carboni. «Parla di accoglienza, di scelte coraggiose, di umanità. Ed è anche un tributo al talento di un regista che sa ascoltare, che sa entrare in relazione con chi ha vissuto esperienze profonde. Questo è solo l’inizio di un percorso importante.»

Con Le Cicogne di Chernobyl, il cinema sociale italiano si conferma capace di toccare corde profonde, e il nome di Karim Galici si affaccia con decisione tra le voci più autentiche del nostro panorama documentaristico.



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