Ghali e Rodari alle Olimpiadi: tre minuti di poesia che hanno mostrato il volto migliore dell’Italia

Quando la poesia dell’infanzia diventa un atto civile davanti al mondo

Tre minuti. Solo tre minuti.
Eppure, per distacco, sono stati il momento culturalmente, artisticamente ed emotivamente più alto dell’intera serata inaugurale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

Ghali che “canta” Promemoria di Gianni Rodari, accompagnato da un corpo di ballo di ragazze e ragazzi, giovanissimi, reali, vivi.
Un gesto semplice e potentissimo: fare un passo di lato rispetto all’autore, riuscendo nell’impresa più difficile di tutte – farsi testimone del messaggio senza diventare lui il messaggio. Lasciare spazio alla parola. Alla saggezza dell’infanzia. Alla poesia che non urla, ma resta.

Ghali è stato perfetto. Con garbo. Con un trasporto emotivo raro. Senza retorica, senza appropriazione, senza protagonismo. Ha restituito intatta l’anima di un testo che è un gioiello senza tempo e, proprio per questo, clamorosamente attuale.

“Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra…”

Rodari scriveva Promemoria come una poesia per bambini. In realtà era – ed è – una bussola etica universale. Un elenco di limiti che servono a ricordarci cosa significa restare umani. Non picchiare. Non rubare. Non tradire. Non umiliare.
È una poesia che sembra semplice solo a chi non capisce quanto sia radicale.

E forse non è un caso se non abbiamo visto il volto di Ghali.
Oscurato. Decentrato. Tagliato da una regia ormai pilotata come gran parte dell’informazione pubblica.
Forse non è un caso se non l’abbiamo nemmeno sentito nominare, da presentatore, che voleva dire grazie all’attuale Governo.
Questo Governo adora la censura soft, quella che non vieta ma rimuove. Che non proibisce, ma silenzia. Metodi che ricordano più i peggiori riflessi trumpiani che una democrazia culturale degna di questo nome.

Eppure, per chi era allo stadio – e per chi guardava da ogni parte del mondo – quel momento è passato lo stesso. Forte. Chiarissimo.
Ghali ha mostrato un altro volto dell’Italia. Quello che questi pazzi al potere temono più di ogni altra cosa: un Paese colto, inclusivo, consapevole della propria storia culturale. Un Paese che sa ancora riconoscere i suoi veri patrimoni.

Rodari, del resto, è uno che molti di questi al governo probabilmente non conoscono nemmeno.
Ed è proprio per questo che la sua presenza ieri non era solo artisticamente giustificata.
Era necessaria.

Non a caso, sulla stampa anglosassone, quell’esibizione ha raccolto cinque stelle.
Cinque.
Mentre qualcuno, qui, avrebbe preferito che non ci fosse affatto. Perché ricordare che l’Italia è anche questo – Rodari, Leopardi, l’infanzia come forma di resistenza morale – disturba chi vive di paura, slogan e impoverimento culturale.

E lo dico con amarezza, ma anche con lucidità: io, che pure di questo Paese continuo a occuparmi e a scrivere, non riesco più a capire. Solo tre anni in Italia e ancora non capisco questa deriva che e’ sfacciatamente visibile ogni giorno.
Non riesco a capire come l’Italia abbia eletto individui che, giorno dopo giorno, non fanno altro che umiliare il proprio Paese, la propria cultura, la propria storia.
Non riesco a capire come si possa essere così ciechi da non vedere quali siano davvero, all’estero, gli elementi che rendono l’Italia il Bel Paese.

Non sono i proclami.
Non sono le censure.
Non sono i silenzi pilotati.

Sono quei tre minuti.
Sono Rodari.
Sono Ghali che fa un passo indietro per farci andare avanti.

E per fortuna, almeno per una sera, il mondo se n’è accorto. Alla faccia di tanti anti-italiani che risiedono e governano su queste terre.

Ghali e Rodari : Cover page of the book 'Promemoria' by Gianni Rodari and Guido Scarabottolo.

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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