Longevità, territorio e futuro sociale nell’Italia che invecchia per vivere bene.
Roberto Pili non studia solo l’età. Studia il tempo umano.
Medico, ricercatore e presidente della Comunità Mondiale della Longevità, da anni segue da vicino i centenari della Sardegna, non come casi eccezionali da laboratorio, ma come persone immerse in una storia, in un ambiente, in una comunità. Il suo lavoro lo porta spesso a Perdasdefogu, piccolo centro dell’Ogliastra con meno di 1800 abitanti e una densità di ultracentenari che non ha eguali: nove persone oltre i cento anni, con un dato che colpisce più di ogni record, quello sulla qualità della loro salute.
A Perdasdefogu il 90% dei centenari gode di un benessere generale considerato buono. Un numero che, nel resto del mondo, difficilmente supera il 10–15%. Non è solo questione di genetica. È una combinazione precisa di stile di vita, alimentazione, ambiente fisico e, soprattutto, contesto sociale.
Sardegna: un’isola che invecchia in modo diverso
L’invecchiamento della popolazione italiana non sorprende Pili. È un processo iniziato decenni fa, ma in Sardegna assume caratteristiche particolari. L’isola è tra le regioni più vecchie del Paese, con forti differenze interne: le zone costiere, più industrializzate e contaminate, mostrano dati meno favorevoli rispetto alle aree interne come l’Ogliastra o la Barbagia di Seulo, territori meno inquinati e più fedeli a un modello di vita tradizionale.
Qui non conta solo vivere a lungo, ma come si vive. La longevità non è una vittoria se non è accompagnata da autonomia, lucidità, qualità della vita. Ed è proprio questo che rende i centenari sardi un caso di studio mondiale.
Il “mangiar bene” di ieri non è quello di oggi
Quando si parla di alimentazione, Pili smonta subito un equivoco moderno: il “mangiare bene” di oggi non coincide con quello dei centenari.
I pastori e i contadini del dopoguerra non seguivano diete alla moda. Mangiano quello che il territorio offriva:
- verdure e legumi
- cereali integrali
- carne solo nel 15–20% dei pasti
- latte, formaggi, olio d’oliva
- vino, massimo un bicchiere a pasto
Era una dieta povera dal punto di vista calorico, ma ricchissima dal punto di vista nutrizionale. La vera dieta mediterranea: basso indice glicemico, pochi zuccheri semplici, equilibrio tra grassi buoni, fibre e proteine. Non è un caso che diabete e ipertensione fossero rarissimi.
Non mangiavano “per stare bene”.
Mangiavano così perché quella era la loro vita. E quella vita li ha protetti.
Un sistema immunitario costruito nel tempo
La risposta dei centenari sardi, durante il periodo del Covid ,ha stupito molti. Per Pili, invece, era coerente con la loro storia biologica.
Queste persone sono cresciute in un’epoca pre-antibiotica. Hanno affrontato malaria, difterite, epatiti, dissenteria, sviluppando una resilienza immunitaria che oggi sembra quasi dimenticata.
Nel corso della vita hanno costruito un equilibrio psico-neuro-endocrino-immunitario: una sinergia tra mente, ormoni, sistema nervoso e difese immunitarie. Con l’età questo equilibrio si indebolisce, ma non scompare. Ed è stato proprio questo a proteggerli anche durante la pandemia, quando molti anziani, in contesti diversi, sono stati tra le vittime più fragili.

Un’Italia che invecchia deve cambiare mentalità
Se viviamo più a lungo, anche il sistema sociale deve cambiare.
Secondo Pili, il welfare italiano è ancora costruito su un modello industriale che non esiste più: quello fordista, della fabbrica, della catena di montaggio, del lavoro pesante e ripetitivo, con una vita media di 70 anni.
Oggi la vita media è di 84 anni.
E un sessantenne di oggi non è quello di trent’anni fa.
Molti dei 14 milioni di over 65 in Italia non si sentono “finito”. Vogliono, e spesso possono, continuare a essere attivi. Durante il Covid migliaia di pensionati sono tornati al lavoro o si sono impegnati nel volontariato, dimostrando che l’età non è sinonimo di inutilità.
Il vero ostacolo, dice Pili, è culturale.
“Dobbiamo smontare il pregiudizio sull’età. Non tutti devono lavorare, ma chi ha voglia, capacità e salute deve poter scegliere. Gli anziani non sono un peso automatico: possono essere una risorsa enorme per il Paese.”
La lezione silenziosa dei centenari
I centenari sardi non fanno discorsi ideologici.
Vivono.
La loro lezione non è fatta di slogan, ma di gesti quotidiani: mangiare con misura, muoversi ogni giorno, stare dentro una comunità, sentirsi utili, non smettere di avere un ruolo.
La longevità non nasce in laboratorio.
Nasce nel modo in cui attraversiamo il tempo.
E forse, guardando questi uomini e queste donne che superano il secolo con dignità e forza, l’Italia può imparare una cosa semplice e rivoluzionaria: non basta vivere più a lungo. Bisogna costruire una vita che valga la pena di essere vissuta, anche quando gli anni sono tanti.
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[…] ricerca ha dimostrato che le abitudini positive per la salute aumentano l’aspettativa di vita. Gli studi hanno evidenziato alcuni comportamenti che […]