Una guida sentimentale (e del tutto soggettiva) agli album dell’anno 2025
Questa non è una classifica scientifica, né una sentenza definitiva. È una mappa emotiva, fatta di ascolti ossessivi, dischi che tornano quando serve e altri che arrivano senza bussare e restano. Alcuni mi hanno fatto piangere, altri ballare, altri ancora rimettere in discussione certezze che credevo solide. Non c’è un genere dominante, non c’è una moda da seguire: c’è solo la musica quando funziona davvero. E quando funziona, non chiede spiegazioni.
1. Richard Russell Is Temporary (Everything Is Recorded)
Il disco dell’anno. Punto. Anzi: il disco dell’anno di molto. Tutto il resto arriva dopo, lontano, con il fiatone. Un’ottima recensione e’ questa: Clicca qui.
2. Lux (Rosalía)
Sì, anche questo è un disco dell’anno. Indipendentemente dal numero accanto. Rosalía ha registrato di certo il disco comunque piu’ rilevante del 2025.
3. More (Pulp)
Perché i Pulp restano la band indie più intelligente del pianeta e, come tutte le menti brillanti, fanno grandi dischi anche quando sembrano essersi appena svegliati da un lungo sonno.
4. Cover the Mirrors (Ben Kweller)
Cantare la morte di un figlio così è devastante. Io piango. Sempre. E non riesco a stare più di una settimana senza riascoltarlo. Terapia non convenzionata, ma necessaria.
5. Equus Asinus / Equus Caballus (Men I Trust)
Due album nello stesso anno, entrambi enormi. Non metterli sul podio sarebbe stato un atto di sabotaggio culturale.
6. Guitar (Mac DeMarco)
Una chitarra, una voce languida e “Rock and Roll” che forse è la canzone dell’anno. Semplice, disarmante, letale.
7. Tall Tales (Mark Pritchard & Thom Yorke)
Se canta Thom Yorke, chi sono io per dissentire? Nessuno. Infatti non dissento.
8. The Boy Who Played the Harp (Dave)
L’unico hip hop/rap della lista. Perché quando ci sono impegno, cultura e Londra di mezzo, il risultato si sente eccome.
9. Son of Spergy (Daniel Caesar)
Disco dopo disco, non sbaglia. Due settimane ad ascoltare solo questo. Nessun rimorso.
10. Shine (Tobias Jesso Jr.)
Dieci anni per un secondo album. Ma io non mi ero dimenticato di lui. Per niente.
11. Iconoclasts (Anna von Hausswolff)
Già dal titolo e dal nome capisci che “non è per tutti”. Ed è esattamente il punto.
12. Moisturiser (Wet Leg)
Alla fine un disco rock’n’roll va messo. Suvvia. Anche solo per ricordarci che si può ancora sudare.
13. Get Sunk (Matt Berninger)
Uno che fa alt-rock come pochi e con quella voce lì. Da solo o con i The National: grande disco assicurato.
14. From the Pyre (The Last Dinner Party)
Un solo disco rock non bastava. Qui si rilancia. E ancora una volta: solo donne.
15. Cruel Joke (Ken Pomeroy)
Folk. Perché quest’anno mi è mancata terribilmente Laura Marling.
16. SABLE, fABLE (Bon Iver)
Come Matt Berninger: ogni disco sembra un capolavoro. E no, non è un’esagerazione.
17. In Limerence (Jacob Alon)
Suoni delicati e parole profonde. Ne esce un disco intimo, di quelli che non alzi il volume: abbassi il mondo.
18. The Light for Days (Jacob Collier)
Mamma mia. Che cantante. E che cervello.
19. You & I Are Earth (Anna B Savage)
Voce rocciosa, suoni nord-europei, Londra che vibra sotto. Un disco da tenere con sé quando conta davvero.
20. Now Is the Time (Wanda Felicia & Cold Diamond & Mink)
Jazz/soul come se fossimo negli anni ’50. Eleganza senza tempo, zero nostalgia stucchevole.
A seguire, in ordine sparso (ma con grande affetto):
- Omonimo (Mia Wilson)
Già dalla copertina ti dice: siamo nel 1976. E ci sto benissimo. - Far From Nowhere (Josienne Clarke)
Non è mai uscita da Joni Mitchell. Ma lo fa con grazia. - Ace (Madison Cunningham)
In un brano senti i Fleet Foxes. Direi che il quadro è chiaro. - Little Death Wishes (CocoRosie)
Strano, fragile, CocoRosie fino in fondo. Sempre piu’ Kate Bush - Oblivion (Alice Phoebe Lou)
Delicatezza pura. Serve dir altro in questo Mondo? - Pale, Through the Window (Ruston Kelly)
Sì, esistono ancora i cantautori. Eccome. - Here and Nowhere (The Autumn Defence)
Ballata rock-folk che ti rassicura il cuore. Ogni tanto serve. - Luminal (Brian Eno & Beatie Wolfe)
Se non l’avete ascoltato, temo dobbiate rivedere alcune cose sullo stato della vostra anima. - Eusexua (FKA twigs)
Dance a livelli sublimi. Corpo e testa insieme. - Essex Honey (Blood Orange)
Forse sottovalutato da troppi, ma disco da alzarsi in piedi e applaudire. - Forever Is a Feeling (Lucy Dacus)
Semplice. E proprio per questo adorabile. - Send a Prayer My Way (Julien Baker & Torres)
Disco che ho amato tantissimo. Poi sono arrivati altri ancora migliori. Succede anche ai migliori.
E almeno una decina che ora mi sfuggono.
Segno inequivocabile che è stato un grandissimo anno per la musica.
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