Il Futuro del Braille nel 2025: Tra Tradizione, Educazione e Tecnologia – Se ne e’ discusso a Cagliari nello scorso fine settimana

Il Braille rappresenta da quasi due secoli lo strumento fondamentale per l’alfabetizzazione delle persone non vedenti, permettendo loro di accedere alla lettura, alla scrittura, all’istruzione e alla cultura in modo indipendente. Tuttavia, oggi si trova di fronte a sfide nuove, con la diffusione di screen reader, software di sintesi vocale e dispositivi digitali, che, se da un lato facilitano l’accesso alle informazioni, dall’altro rischiano di sostituire il Braille, con possibili gravi conseguenze sul livello di alfabetizzazione delle persone cieche e ipovedenti.

Proprio per affrontare questa tematica, si è svolta la 18ª Giornata Nazionale del Braille, per la prima volta a Cagliari, grazie all’organizzazione dell’IERFOP (Istituto Europeo per la Ricerca, la Formazione e l’Orientamento Professionale) e alla guida del suo Presidente Nazionale, Roberto Pili.

L’evento si e’ svolto in due giornate ed ha visto la partecipazione di esperti di alto livello nei campi dell’educazione, della ricerca e dell’accessibilità, tra cui:

  • Mario Barbuto (Presidente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – UICI)
  • Nicola Stilla (Presidente Club Italiano del Braille)
  • Roberto Pili (Presidente Nazionale IERFOP)
  • Bachisio Zolo (Direttore scientifico IERFOP)
  • Caterina Argiolas (Docente e formatrice del gruppo didattico IERFOP)
  • Paolo Visintin (Esperto di integrazione professionale)
  • Donatella Petretto (Professoressa dell’Università di Cagliari)
  • Michele di Dino (Specialista in musica accessibile)
  • Andrea Bettini (Musicista e promotore della notazione musicale Braille)
  • Andrea Nadalini (Esperto in accessibilità e digitalizzazione)

L’obiettivo del convegno è stato quello di riaffermare il valore imprescindibile del Braille, non solo in ambito scolastico, ma anche nel mondo del lavoro, della musica e della ricerca tecnologica.


Foto di Nicola Stilla mentre interviene alla conferenza sul Braille e innovazione tecnologica.

Nicola Stilla: “Senza Braille non c’è alfabetizzazione”

Nicola Stilla, Presidente del Club Italiano del Braille, ha aperto il convegno con un messaggio forte e chiaro:

“Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che il Braille sia superato. Ma chi lo dice? Noi non vedenti sappiamo bene che senza Braille non c’è alfabetizzazione. Non possiamo affidarci solo all’ascolto. Leggere significa capire, analizzare, ricordare. E questo può avvenire solo attraverso il Braille.”

Stilla ha evidenziato una problematica crescente: sempre meno giovani non vedenti imparano a leggere e scrivere in Braille, sostituendolo con dispositivi digitali che leggono il testo per loro.

“L’audiodescrizione e i software di sintesi vocale sono strumenti utilissimi, ma non possono sostituire la lettura tattile. Senza il Braille, rischiamo di avere una generazione di persone non vedenti che non sono realmente alfabetizzate.”

Il suo appello è stato chiaro: mantenere il Braille come pilastro dell’educazione, integrandolo con le nuove tecnologie ma senza sostituirlo.


Perché il Braille è Fondamentale

Il Braille non è solo un sistema di lettura tattile; è la chiave dell’alfabetizzazione per le persone non vedenti. Senza il Braille, queste persone farebbero fatica ad accedere alle informazioni scritte, limitando così le loro opportunità educative e lavorative.

Mario Barbuto, Presidente dell’UICI, ha sfatato il mito dell’obsolescenza del Braille:

“Dobbiamo abbandonare il falso dibattito sull’obsolescenza del Braille. Nessuno mette in discussione la rilevanza dell’alfabeto: perché allora dovremmo farlo con il Braille? Rimane la base dell’alfabetizzazione per i non vedenti e, senza di esso, escluderemmo un’intera comunità dalla piena partecipazione alla società.”

Nonostante la sua importanza, il tasso di alfabetizzazione in Braille è in calo, soprattutto tra le nuove generazioni. L’avvento di software di sintesi vocale, audiolibri e assistenti digitali ha reso più comune l’ascolto come alternativa alla lettura, riducendo la necessità del Braille nella vita quotidiana.

Tuttavia, gli esperti hanno sottolineato che ascoltare non è la stessa cosa che leggere. La lettura in Braille permette di:

✔ Apprendere in modo indipendente, senza dipendere da contenuti audio.
✔ Sviluppare processi di pensiero strutturati, fondamentali per l’istruzione superiore.
✔ Migliorare l’ortografia, la grammatica e la scrittura, abilità che non si affinano solo attraverso l’ascolto.

Roberto Pili: Il Valore della Fatica nell’Apprendimento

Uno degli interventi più incisivi è stato quello di Roberto Pili, Presidente Nazionale dell’IERFOP, che ha posto l’accento su un tema cruciale: la fatica dell’apprendimento è parte essenziale della crescita personale e culturale.

“Viviamo in un’epoca in cui tutto deve essere facile, immediato, privo di sforzo. Ma imparare non è facile, non è immediato e richiede dedizione. Il Braille non fa eccezione: è un sistema che richiede pratica, ma questa fatica è necessaria per ottenere un vero apprendimento.”

Pili ha espresso preoccupazione per la tendenza a sostituire il Braille con strumenti digitali che promettono di semplificare tutto, ma che in realtà impoveriscono le competenze delle persone non vedenti.

“Se affidiamo tutto alla tecnologia e smettiamo di insegnare il Braille, creeremo persone non vedenti dipendenti da strumenti esterni. Il vero obiettivo è l’indipendenza, non la dipendenza da uno schermo o da una voce sintetica.”

Il Presidente di IERFOP, Roberto Pili, parla dell’importanza del Braille e della digitalizzazione per l’accessibilità.
Roberto Pili

Il Ruolo Centrale della Formazione nel Futuro del Braille

Bachisio Zolo e il Gruppo di Formazione IERFOP: Didattica, Ricerca e Innovazione

Uno degli interventi più significativi è stato quello facente capo al settore formazione di IERFOP.

Bachisio Zolo, che, in qualità di direttore didattico dell’IERFOP, ha sottolineato l’importanza di un’educazione strutturata e continua sul Braille.

“L’errore più grande che possiamo commettere oggi è dare per scontato che il Braille sia stato superato dalla tecnologia. Il Braille non è un’alternativa, è una base, è l’unico sistema che permette una vera alfabetizzazione delle persone non vedenti. Se smettiamo di insegnarlo, stiamo creando una generazione di analfabeti tecnologici.”

Zolo ha poi sottolineato come il Gruppo di Formazione dell’IERFOP, di cui fa parte anche Caterina Argiolas, stia sviluppando percorsi educativi su misura, per garantire che l’insegnamento del Braille resti al passo con i tempi.

L’Intervento della Dott.ssa Caterina Argiolas: La Scrittura è Movimento

Caterina Argiolas, docente e formatrice dell’IERFOP, ha portato un punto di vista educativo cruciale: l’importanza dell’apprendimento precoce del Braille nei bambini non vedenti.

“La scrittura è movimento. Se non si sviluppa la manualità fine fin dalla prima infanzia, si compromette la capacità di leggere il Braille in età adulta. Oggi vediamo bambini che arrivano alle scuole superiori senza saper scrivere in Braille autonomamente: questo è un problema grave.”

Argiolas ha spiegato che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali ha ridotto la sensibilità tattile nei giovani non vedenti, rendendo ancora più difficile il loro apprendimento. La docente ha anche criticato l’idea errata secondo cui le tecnologie assistive possano sostituire il Braille:

“Se vogliamo un’alfabetizzazione vera, dobbiamo integrare il Braille con le nuove tecnologie, non sostituirlo. La tavoletta Braille resta un elemento chiave nella formazione, perché sviluppa capacità motorie e cognitive fondamentali.”


Paolo Visintin: Il Progetto di Digitalizzazione del Braille

L’intervento di Paolo Visintin ha presentato il Progetto di Digitalizzazione del Braille, che prevede l’utilizzo della tecnologia OCR (Optical Character Recognition) per:

✔ Convertire i libri storici in Braille in formati digitali.
✔ Creare un archivio accessibile online.
✔ Facilitare la distribuzione di materiali didattici per studenti non vedenti.

“Non possiamo permettere che decenni di produzione culturale in Braille vadano perduti. La digitalizzazione è la chiave per garantire alle nuove generazioni l’accesso a una conoscenza che altrimenti rischierebbe di scomparire.”


Donatella Petretto: Braille e Accessibilità Universitaria

La professoressa Donatella Petretto dell’Università di Cagliari ha evidenziato come le università debbano potenziare le strategie di accessibilità, garantendo che gli studenti ciechi abbiano accesso a materiali didattici in Braille e strumenti digitali.

“Non è sufficiente fornire libri digitali o sintesi vocali. L’università deve essere un ambiente realmente accessibile, dove ogni studente possa apprendere con i mezzi che ritiene più adatti.”

Petretto ha evidenziato alcune delle principali difficoltà che gli studenti ciechi incontrano negli atenei italiani: scarsa disponibilità di testi accademici in Braille, difficoltà nel prendere appunti in autonomia e poca formazione per i docenti sulla didattica inclusiva.

“Abbiamo ancora troppe barriere nell’accesso alle informazioni accademiche. Un testo ascoltato non è lo stesso di un testo letto e assimilato attraverso la lettura tattile.”

Tra le soluzioni proposte: la creazione di centri di supporto, corsi di formazione per docenti, incentivi per la produzione di testi accessibili e laboratori di ricerca sull’innovazione tecnologica per il Braille.

“L’inclusione non è un optional, è un diritto. Il diritto allo studio passa attraverso il rispetto delle diverse modalità di apprendimento.”


Andrea Bettini: Il Braille nella Musica e l’Eredità degli Artisti Ciechi

Uno degli interventi più appassionati e carichi di significato è stato quello del musicista e formatore Andrea Bettini, che ha raccontato l’importanza della notazione musicale in Braille nella formazione degli artisti ciechi.

“Louis Braille non ha solo inventato un sistema di lettura e scrittura, ma ha creato anche un codice musicale. Ray Charles, Stevie Wonder, Andrea Bocelli: tutti hanno studiato la notazione musicale in Braille. Perché oggi vogliamo abbandonarlo?”

Bettini ha ricordato come molti grandi artisti non vedenti abbiano costruito la loro carriera musicale grazie al Braille, e ha sottolineato il rischio che questa tradizione vada persa.

Il Problema della Notazione Musicale tra i Giovani Musicisti Non Vedenti

Oggi, secondo Bettini, sempre meno giovani musicisti ciechi imparano a leggere la musica attraverso il Braille, affidandosi esclusivamente all’ascolto o a software di trascrizione digitale. Questo ha gravi conseguenze sulla loro capacità di leggere, interpretare e scrivere partiture, limitandone l’indipendenza artistica.

“Un musicista cieco che sa leggere la musica è un musicista autonomo. Se abbandoniamo il Braille musicale, limiteremo enormemente le opportunità artistiche dei non vedenti.”

Bettini ha citato il caso di José Feliciano, il celebre chitarrista e cantante portoricano non vedente, che ha studiato Braille musicale per poter suonare con musicisti vedenti.

“José Feliciano diceva sempre che il suo successo è dipeso dal fatto che poteva leggere e scrivere musica come tutti gli altri. Se non avesse imparato il Braille musicale, avrebbe avuto molte più difficoltà a comunicare con gli altri musicisti.”

Michele Di Dino e Andrea Nadalini: Il Ruolo del Braille nel Digitale

Michele Di Dino ha sottolineato il ruolo centrale del Braille musicale nella formazione degli artisti ciechi:

“Il Braille musicale è un sistema straordinario che permette ai non vedenti di leggere la musica come chiunque altro. Non possiamo permettere che venga abbandonato.”

L’esperto di accessibilità digitale Andrea Nadalini ha invece parlato della necessità di trovare un equilibrio tra Braille e tecnologie digitali, per garantire il massimo livello di indipendenza possibile.

“La tecnologia deve essere al servizio del Braille, non sostituirlo. Solo così possiamo costruire un sistema realmente accessibile.”


Conclusione

Il convegno ha chiarito che il Braille è un pilastro dell’inclusione e dell’indipendenza delle persone non vedenti. L’obiettivo deve essere quello di preservarlo, diffonderlo e integrarlo con la tecnologia, senza mai sostituirlo.

L’impegno dell’IERFOP e delle istituzioni coinvolte è quello di garantire che il Braille continui ad essere un pilastro dell’istruzione, della cultura e della professione per le persone non vedenti.



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2 comments

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