Il calcio moderno: come tattica, dati e intelligenza hanno cambiato il gioco

By Massimo Usai

Come il calcio moderno è cambiato: dalla rivoluzione tattica di Wenger e Guardiola all’era dei dati e dell’intelligenza artificiale.

Il calcio è cambiato enormemente negli ultimi anni e a volte ho la sensazione che stia diventando sempre più difficile da controllare — ma anche da capire per molti, ex calciatori compresi.

Come tutte le arti, le cose si evolvono e si trasformano. E, come in tutte le arti, c’è sempre qualcuno che rimane indietro: per formazione culturale o semplicemente per pigrizia.

Guardando recentemente l’Arsenal subire quel gol contro il Chelsea sono rimasto piuttosto frustrato. Su un calcio d’angolo, un’autorete. Non tanto per il singolo episodio, ma perché ha messo in evidenza qualcosa di più profondo nel calcio moderno. Squadre come il Chelsea hanno una qualità enorme e sono diventate estremamente pericolose sui calci piazzati. Nel calcio di oggi queste situazioni decidono le partite molto più spesso di quanto accadesse in passato. Quel gol non andava concesso. Nel calcio moderno, dove la preparazione atletica ha raggiunto livelli impensabili, anche un semplice movimento della testa che devia il pallone nella propria porta non è sfortuna, ma un errore tecnico grave.

Se si osserva la storia della Premier League nel suo insieme si notano dinamiche simili un po’ ovunque. Il Manchester United, ad esempio, è stato molto efficace in alcune fasi di gioco nel passato. Calci piazzati, pressing organizzato e movimenti tattici molto specifici sono diventati quasi una scienza per lungo tempo.

Poi è arrivato Wenger, che ha creato un mix quasi perfetto di forza fisica e tecnica sudamericana, con tic-tac micidiali, veri e propri balletti in campo dove il primo tocco era basilare per tutta la manovra. Cambiavano i modelli fisici dei giocatori e non erano più possibili recuperi se si sbagliava il primo controllo.

Poi c’è stato Mourinho, dove l’opportunismo era la regola, e infine Guardiola, che ha portato all’estremo la tattica wengeriana unendola alla straordinaria forza fisica dei giocatori moderni. Se dalla scuola di Wenger sono usciti tanti allenatori, da quella di Guardiola è arrivata la nuova linfa che oggi sta dominando il mondo del calcio.

È stato proprio Guardiola a rendere i suoi assistenti parte integrante del processo decisionale della squadra. Negli ultimi sei o sette anni abbiamo visto assistenti sulla panchina del Manchester City improvvisare veri e propri meeting durante le partite. Arteta è uno di loro: uno che ha unito le lezioni di Wenger e quelle di Guardiola e le sta applicando in questa rivoluzione come un leader del nuovo calcio.

Solo in Serie A ci sono tre allenatori provenienti da quella scuola: Palladino all’Atalanta, Fabregas al Como e Carlo Cuesta al Parma, che molti dimenticano essere del 1995 (!) e che a soli 24 anni era già assistant coach accanto ad Arteta. A 24 anni.

Fino a dieci anni fa nessuno sapeva bene chi fossero coloro seduti in panchina vicino al manager. Spesso c’era semplicemente un “secondo” pronto a prendere il posto del manager in caso di cartellino rosso durante la partita, e lì finiva tutto.

Il calcio moderno dell'arsenal

Oggi ogni singolo tifoso sa chi sono Albert Stuivenberg, Nicola Jover — che ha perfino murales dedicati come fosse un moderno Messi (!) — o Miguel Molina. Persone che spesso non hanno neppure avuto una vera carriera calcistica. Una vera rivoluzione.

Oggi ci sono computer in panchina, analisi con intelligenza artificiale in tempo reale dei dati che arrivano dal campo: due analizzano, uno si alza se c’è un calcio piazzato, un altro dà indicazioni per una rimessa laterale, e via di questo passo.

Quello che mi colpisce di più è la velocità con cui si sono evolute le tattiche nel calcio. Non molto tempo fa alcune idee tattiche potevano dominare completamente una partita. Se un allenatore invertiva un terzino per creare un uomo in più a centrocampo, oppure utilizzava un falso nove per sovraccaricare le zone centrali, poteva ottenere vantaggi enormi. Improvvisamente si creava un quattro contro tre a centrocampo o un due contro uno nelle zone chiave, con tempo e spazio per gestire il pallone. Le squadre potevano controllare il gioco con il 70–75% di possesso palla e soffocare gli avversari.

Ma quell’epoca è in gran parte finita.

Le squadre hanno imparato. Gli allenatori analizzano ogni dettaglio. Dopo quasi ogni fase di gioco — rimesse laterali, riprese del gioco, transizioni, palloni lunghi, seconde palle — i giocatori sanno esattamente quale posizione occupare. Molte partite oggi diventano quasi interamente uomo contro uomo in ogni zona del campo.

I margini per gli errori sono sempre più ridotti. Gli spazi spariscono molto più velocemente perché i giocatori sono fisicamente impressionanti rispetto al passato. Il possesso palla da solo non domina più le partite come una volta.

In molti sensi il calcio è diventato più tattico, ma conseguentemente anche più rigido. I sistemi finiscono per neutralizzarsi a vicenda. Le squadre si annullano.

Questo è molto evidente in Premier League, il campionato con il più alto valore tecnico al mondo, dove l’ultima in classifica può mettere sotto chi domina in Europa e, anche se perde, lo fa combattendo fino all’ultimo minuto, facendo pensare all’avversario di stare affrontando il Real Madrid e non il Wolverhampton. Anzi, negli ultimi due o tre anni in Premier giocare contro l’ultima in classifica è spesso più complicato che affrontare una partita di Champions League.

A volte sembra quasi che l’evoluzione naturale del gioco possa arrivare a richiedere persino cambiamenti nelle regole, se si vogliono vedere dinamiche diverse.

Per chi segue il calcio da molti anni, come me, questa trasformazione è affascinante. Ho parecchi video a casa di vecchie squadre. Guardo ancora con piacere quello dell’Arsenal degli Invincibili, la squadra che nel 2004 vinse il campionato senza perdere neppure una partita (!). Ma mi rendo conto che quella squadra incredibile oggi probabilmente farebbe molta più fatica. All’epoca erano permessi errori, tocchi sbagliati, recuperi improvvisati. Oggi no.

Per me il gioco del calcio non è mai stato così intelligente come lo è ora, ma forse non è mai stato nemmeno così esigente per giocatori e allenatori che cercano continuamente di restare un passo avanti. ⚽

Sono curioso di vedere quale sarà il prossimo passo. Per ora mi godo gli schemi millimetrici sui calci piazzati, ma so bene che le contromisure arriveranno. E so anche che chi ha introdotto queste innovazioni probabilmente sta già pensando alla prossima evoluzione.

C’è chi sostiene che il calcio moderno stia diventando sempre più simile al basket americano, dove la tattica è — quasi — tutto.



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