L’autunno porta con sé una bellezza particolare, fatta di colori caldi, foglie che scricchiolano sotto i piedi e raggi di sole che attraversano i rami degli alberi, regalando agli ultimi giorni miti dell’anno una dolcezza difficile da descrivere. Per la poetessa Michela Castello questa stagione conserva un significato ancora più profondo, perché le permette di ritrovare sensazioni legate alla sua infanzia e di mantenere vivo quel rapporto con la natura che continua a regalarle momenti di serenità, anche quando il mondo che la circonda sembra aver dimenticato il piacere delle cose semplici.
Nel suo scritto dell’8 ottobre 2026, Michela racconta quanto ami accarezzare la corteccia degli alberi, camminare nei boschi e ascoltare il rumore delle foglie secche, soffermandosi su quei piccoli particolari che molti attraversano distrattamente durante una passeggiata. Leggendo le sue parole si avverte un affetto sincero per la terra e per tutto ciò che continua a offrirci, accompagnato dal desiderio di ritrovare quella tranquillità che un tempo faceva parte della sua vita quotidiana e che oggi sembra essere diventata sempre più difficile da raggiungere.
I ricordi la riportano alla casa nella quale abitava da bambina, quando intorno si estendevano vasti campi e il gracidare dei ranocchi accompagnava le giornate, mentre il vento, la pioggia e persino i temporali contribuivano a creare un ambiente nel quale si sentiva profondamente a proprio agio. Oggi quei paesaggi hanno lasciato spazio al cemento e al traffico, e persino le finestre raccontano quanto sia cambiato il suo rapporto con l’ambiente circostante: i vetri sottili della vecchia abitazione le permettevano di ascoltare i suoni della natura, mentre quelli doppi della casa attuale sono diventati necessari per difendersi dal rumore incessante delle strade.
Questa nostalgia assume un significato particolarmente intenso quando Michela torna con la memoria agli anni della scuola, ricordando il piacere di utilizzare matite colorate, pennarelli e tempere, in un periodo della sua vita nel quale riusciva ancora a distinguere chiaramente i colori. Con il passare del tempo quella capacità si è progressivamente affievolita fino a scomparire, ma il ricordo delle diverse tonalità è rimasto custodito dentro di lei, tanto che ancora oggi, quando qualcuno le parla del giallo, dell’arancione, del rosso o del marrone, riesce a richiamarli alla memoria e a ritrovare le emozioni che un tempo le trasmettevano.
È difficile leggere questo passaggio senza soffermarsi sulla forza dei ricordi, soprattutto pensando a quanto spesso consideriamo scontata la possibilità di osservare ciò che abbiamo davanti agli occhi. Michela conserva dentro di sé i colori dell’autunno e continua ad associarli al calore di un abbraccio, come se la natura riuscisse ancora a raggiungerla attraverso una strada diversa, fatta di memoria, sensazioni e affetto per tutto ciò che ha conosciuto.
Il suo legame con la terra si esprime anche attraverso il desiderio di toccarla, di affondarvi le mani e di sentire i piedi saldamente poggiati sul terreno, ritrovando in questi gesti una vicinanza che la confusione della vita quotidiana sembra continuamente interrompere. Quando può raggiungere un bosco o un luogo immerso nel verde, Michela cerca proprio questa sensazione di appartenenza, lasciandosi accompagnare dal piacere di accarezzare gli alberi, le ghiande e le olive, mentre il contatto con la natura le restituisce quella pace interiore che tanto desidera.
Accanto all’amore per l’autunno emerge però anche un’amarezza profonda nei confronti della società contemporanea, che la poetessa osserva con crescente preoccupazione, soprattutto quando pensa alla fretta con cui viviamo e alla facilità con cui abbiamo rinunciato a coltivare rapporti umani autentici. Le dispiace constatare quanto sia diventato difficile conoscere persino le persone che abitano sul nostro stesso pianerottolo e quanto raramente ci concediamo il tempo per una conversazione piacevole, senza essere continuamente distratti da impegni, abitudini e preoccupazioni.
Da questo sentimento nasce il suo desiderio di trasferirsi in un piccolo paese, possibilmente tra le montagne o sulle colline, dove immagina di poter trascorrere le giornate circondata dal verde e di ritrovare una dimensione più tranquilla, nella quale le persone abbiano ancora il piacere di conoscersi e salutarsi. Non è difficile comprendere questa aspirazione leggendo il modo in cui descrive i luoghi della sua infanzia, perché il rimpianto riguarda anche il senso di familiarità e di appartenenza che quei paesaggi riuscivano a trasmetterle.
Michela si domanda perché tante persone abbiano smesso di emozionarsi davanti a un fiore che sboccia, all’immensità del mare o alla luce del sole, e questa riflessione diventa particolarmente commovente quando confessa di non aver mai provato la gioia di ammirare un’alba o un tramonto. Nelle sue parole si percepisce il desiderio di vivere pienamente una bellezza che conosce attraverso i racconti e la propria sensibilità, mentre osserva con tristezza quanto facilmente chi può contemplarla ogni giorno finisca per trascurarla, assorbito dalle occupazioni abituali.
A questo proposito ricorda una frase pronunciata tempo prima da una signora che aveva conosciuto: «Corriamo, corriamo, corriamo… Per andare dove? In fin dei conti ci basta un metro di terra». Un pensiero che Michela ha conservato e che oggi sembra rispecchiare perfettamente il suo modo di guardare alla vita, perché dietro quella domanda così semplice si nasconde la consapevolezza di quanto sia breve il tempo che abbiamo a disposizione e di quanto sarebbe importante imparare a dedicarlo anche a ciò che ci rende felici.
La sua riflessione sul progresso e sulle comodità moderne nasce proprio dalla sensazione che il benessere materiale abbia finito per occupare uno spazio eccessivo nella nostra esistenza, lasciando sempre meno attenzione alle relazioni, alla solidarietà e al rapporto con l’ambiente. Nella severità delle sue osservazioni si riconosce soprattutto la delusione di una persona che vorrebbe vedere maggiore sensibilità intorno a sé e che continua a cercare, nei gesti quotidiani, quella vicinanza umana che considera indispensabile.
Anche la spiritualità accompagna questo rapporto con la natura, perché Michela vive la bellezza del creato con una gratitudine profonda verso la fonte divina, alla quale rivolge il proprio ringraziamento per i doni che la terra continua a offrire generosamente. Il suo modo di esprimere questa riconoscenza passa attraverso esperienze semplicissime, come ascoltare il canto degli uccelli o accarezzare un albero, gesti ai quali attribuisce un valore affettivo che emerge con naturalezza dal suo racconto.
Nelle parole della poetessa convivono così la nostalgia per un’infanzia ormai lontana, il dolore per ciò che è cambiato e una straordinaria voglia di continuare a trovare bellezza nella vita. Michela conosce il valore di ciò che ha perduto, ma continua a cercare occasioni per emozionarsi, affidandosi ai ricordi e alle sensazioni che la natura riesce ancora a trasmetterle, con una tenerezza che rende particolarmente personale il suo modo di raccontare l’autunno.
Leggendo il suo scritto, viene spontaneo pensare a quante cose attraversiamo ogni giorno senza concederci il tempo di apprezzarle, mentre per qualcuno quelle stesse esperienze custodiscono un significato immenso. I colori che Michela ricorda, gli alberi che ama abbracciare e i suoni della natura che vorrebbe tornare ad ascoltare raccontano una sensibilità capace di trovare conforto anche nei particolari più piccoli, senza perdere il desiderio di sentirsi parte del mondo che la circonda.
L’autunno di Michela Castello conserva dunque il calore delle emozioni vissute e la dolcezza dei ricordi che continuano ad accompagnarla, permettendole di ritrovare, ogni volta che accarezza un albero o ascolta le foglie sotto i piedi, qualcosa di quel mondo che tanto amava da bambina. Ed è proprio pensando ai suoi colori custoditi nella memoria che si comprende quanto possa essere profondo il legame con la natura, soprattutto quando la si ama al punto da riuscire ancora a sentirne la bellezza attraverso il cuore.
Per chi desidera conoscere altre poesie di Michela Castello e avvicinarsi alla sensibilità con cui racconta i ricordi, la natura e le emozioni della vita, è possibile visitare il sito personale della poetessa e leggere le sue opere cliccando qui.
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