Michela Castello e “Pioggia d’autunno”: la bellezza di accogliere ciò che arriva

Siamo abituati ad attribuire alle giornate un carattere ancora prima di viverle. Il sole viene associato alla felicità, mentre un cielo scuro e un temporale finiscono facilmente dalla parte della malinconia, del fastidio o dei programmi rovinati. Michela Castello, con Pioggia d’autunno, sceglie invece di liberarsi da questa distinzione e guarda la pioggia per quello che riesce a suscitare dentro di lei.

Il punto più interessante della poesia non è quindi il fenomeno atmosferico in sé, ma il modo in cui viene accolto. Michela non aspetta che tutto finisca per ritrovare qualcosa di piacevole. La bellezza appartiene già al momento che sta vivendo e nasce dalla disponibilità a lasciarsene coinvolgere.

Questa capacità di entrare in relazione con ciò che accade rende il componimento più personale di quanto possa sembrare a una prima lettura. La pioggia non viene utilizzata come semplice decorazione poetica, né come pretesto per costruire immagini artificiosamente profonde. Rimane qualcosa di concreto e quotidiano, ma proprio attraverso quella normalità riesce ad arrivare a una dimensione più intima.

Michela osserva il mondo senza pretendere che assuma una forma diversa per poterlo apprezzare. È uno sguardo che conserva qualcosa di spontaneo: la possibilità di provare piacere davanti a un evento che molti considererebbero soltanto scomodo. Da qui nasce anche una forma di libertà, perché il benessere non dipende necessariamente dalle condizioni ideali che immaginiamo per noi stessi.

La poesia possiede inoltre una forte componente sensoriale. Non invita soltanto a vedere, ma a sentire. Il rapporto con la natura passa attraverso ciò che il corpo percepisce e attraverso l’emozione che quella percezione riesce a risvegliare. Il confine tra paesaggio esterno e stato d’animo si assottiglia, fino a farli sembrare parte della stessa esperienza.

Proprio questa vicinanza evita che Pioggia d’autunno diventi una celebrazione generica della natura. Quello raccontato da Michela Castello è un rapporto individuale, riconoscibile nella maniera in cui lascia spazio alla meraviglia senza cercare qualcosa di eccezionale. La quotidianità viene osservata abbastanza a lungo da mostrare un volto che normalmente rischia di passare inosservato.

Anche la gratitudine assume un significato particolare. Non nasce da un grande avvenimento, ma dalla capacità di riconoscere valore a ciò che sta attraversando la giornata. È una disposizione che trasforma il modo di guardare le cose: invece di domandarsi che cosa manca perché un momento sia perfetto, Michela sembra concentrarsi su quello che quel momento possiede già.

In questo senso la poesia parla anche del rapporto che abbiamo con l’imprevisto. Non tutto ciò che modifica una giornata deve necessariamente rovinarla. Qualcosa che arriva senza essere stato programmato può aprire uno spazio inatteso, cambiare un pensiero o semplicemente regalare una sensazione piacevole.

La scrittura di Michela trova forza proprio quando rimane vicina a questa autenticità. Non cerca di imporre al lettore una morale e non pretende di insegnargli come dovrebbe sentirsi. Mostra piuttosto una possibilità: quella di mantenere abbastanza sensibilità da lasciarsi ancora sorprendere da qualcosa che abbiamo visto centinaia di volte.

Pioggia d’autunno diventa così un invito silenzioso a non consumare troppo velocemente ciò che abbiamo davanti agli occhi. La familiarità non rende necessariamente qualcosa meno prezioso. Può essere il nostro sguardo, invece, ad aver bisogno di tornare curioso.

Michela Castello riesce a trovare poesia proprio dove la vita sembra più ordinaria, ricordando che la meraviglia non deve sempre essere cercata lontano. Può arrivare dentro una giornata qualunque e trasformarla senza fare rumore, purché qualcuno sia ancora disposto ad accorgersene.

Se vuoi conoscere altre poesie di Michela Castello clicca sul link:
https://michelacastello0.wordpress.com

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